Nella Ricerca

Un giorno, alla fine degli anni Sessanta, arrivò una comunicazione inattesa: il CNEN di Frascati mi aveva selezionato per un posto nel Laboratorio MPD della Divisione Gas Ionizzati.
Si trattava di un’occasione irripetibile, un varco che si apriva verso un mondo nuovo, fatto di ricerca, di scienza viva.
Accettai senza esitazione. E così, con una valigia piena di entusiasmo e di timore, iniziai un nuovo capitolo della mia vita.
Era come se la vita avesse deciso di mostrarmi il suo laboratorio più segreto.
Non avevo ancora piena consapevolezza del fatto che stavo entrando in uno dei luoghi che avrebbero segnato in modo irreversibile la mia vita.
Quando arrivai al CNEN, non ero un tecnologo che cercava un lavoro. Ero un uomo che cercava un senso. Avevo dentro di me la ferita dell’identità, la solitudine come spazio di osservazione, la malattia come rivelazione del limite, la natura come primo sistema complesso, la famiglia come primo circuito di scambio, e la poesia come primo linguaggio dell’interiorità.
Tutto questo aveva lavorato dentro di me come strati sovrapposti di un’unica struttura. Non erano esperienze separate, ma parti di un unico organismo che stava crescendo.
E così, senza accorgermene, stavo costruendo la mia visione: l’uomo come sistema fisiologico vivente. Non una macchina, non un algoritmo, non un calcolatore, ma un organismo fatto di cicli, differenze, perturbazioni, memorie, risonanze.
La scienza non fu un approdo casuale. Fu la forma esterna di un movimento interno iniziato molto prima: il bisogno di capire come funziona la vita, quali leggi regolano il cambiamento, cosa tiene insieme ciò che sembra separato. La cibernetica, in particolare, mi apparve come un linguaggio che conoscevo già prima di studiarlo: un linguaggio che parlava di equilibri instabili, di sistemi aperti, di relazioni che generano forma. Era la traduzione scientifica di ciò che avevo vissuto nel corpo, nella famiglia, nella malattia, nella solitudine. Per questo dico che la nascita del ricercatore non è avvenuta al CNEN.
Da allora, l’attività di ricerca l’ho svolta per oltre quaranta anni all’interno del CNEN, poi rinnovato negli obiettivi istituzionali e divenuto, nel 1982, ENEA.
Ho partecipato al lavoro di sei distinti progetti qui elencati con i link alle rispettive pagine.
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