Emergenze Nucleari
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Nel 1964, con il DPR 185, furono definiti i Piani di Emergenza per gli impianti nucleari italiani (Garigliano e Latina). La gestione delle emergenze era affidata alle Amministrazioni locali — civili, militari e sanitarie — riunite nel Comitato Provinciale di Emergenza sotto la presidenza del Prefetto.Indice della pagina
- La nascita del Centro di Emergenza CNEN (CEC)
- Gli obiettivi del sistema
- Il Lawrence Livermore National Laboratory
- Un nuovo e importante progetto
- Chernobyl: la prova più difficile
- Il Centro ARIES viaggia e va in Cina
- Dalla “Descrizione attività” dell’ENEA
In caso di incidente con rilascio di sostanze radioattive nell'ambiente, era attribuita una estrema rilevanza alla tempestività degli interventi organizzativi. Occorreva prevedere rapidamente gli effetti sanitari e ambientali, nonché disporre di strumenti operativi e metodologie per ridurre le conseguenze dell'emergenza sulla popolazione.
Ma, negli anni Settanta, mentre l’Italia cercava di definire il proprio futuro energetico, il tema della sicurezza nucleare divenne centrale e il CNEN, attraverso il Dipartimento Sicurezza e Protezione Sanitaria, era l’organo tecnico chiamato a garantire che ogni attività con sostanze radioattive fosse controllata, monitorata, compresa. Era, in un certo senso, il sistema immunitario del Paese. In caso di rilascio di contaminanti nell’ambiente, la tempestività non era un dettaglio, ma era la differenza tra un rischio controllabile e un disastro. Bisognava prevedere rapidamente gli effetti sanitari e ambientali, e avere strumenti pronti per guidare le decisioni.
Fu in questo contesto che iniziò una delle fasi più intense e decisive della mia vita professionale.
Three Mile Island: l’evento che cambiò tutto
Il tema della gestione delle emergenze era già presente nella programmazione del CNEN, ma nel 1979 l’incidente alla centrale americana di Three Mile Island accelerò drasticamente lo sviluppo di nuovi strumenti e metodologie che il CNEN e altre Istituzioni nazionali stavano predisponendo.
Il CNEN-DISP costituì gruppi di lavoro dedicati alla definizione delle procedure tecniche da fornire agli organi responsabili dell’emergenza. Il nostro Servizio di Modellistica Ambientale entrò subito a farne parte.
Era chiaro che non bastava più controllare: bisognava prevedere, simulare, anticipare.
Nuovi strumenti per nuove esigenze Nella gestione di un incidente nucleare è necessario valutare rapidamente:
- il tipo di rilascio radioattivo;
- gli effetti su popolazione e ambiente;
- le azioni immediate da intraprendere.
Queste operazioni, per essere efficaci, dovevano essere svolte in tempi brevi.
Gli strumenti disponibili erano insufficienti.
I dati erano incompleti, disomogenei, difficili da integrare.
I modelli di dispersione atmosferica non tenevano conto della topografia, del vento, del decadimento radioattivo, dell’uso del territorio, delle abitudini alimentari della popolazione.
Era necessario un salto di qualità. Era necessario costruire un sistema capace di integrare meteorologia, geografia, radioprotezione, demografia, orografia, in un’unica struttura coerente.
Pertanto, si decise di usare gli strumenti offerti dalle nuove tecnologie informatiche. Occorreva produrre un software per organizzare una enorme mole di informazioni statiche e dinamiche all’interno di banche di dati caratterizzate da una rapidità della gestione e della loro interrogazione.
Per lo studio della diffusione dei contaminanti nell’atmosfera ai fini della valutazione delle conseguenze all'uomo e all'ambiente, era altresì necessario sviluppare il software di modelli di tipo gaussiano che tenessero conto della traiettoria degli inquinanti e della topografia, nonché una analisi approfondita del territorio e dell'ambiente circostante l'impianto, con la realizzazione di banche di dati computerizzate e relative tecniche di gestione, per descrivere le modalità secondo le quali i contaminanti, attraverso l'atmosfera, le acque, il suolo e gli alimenti, avrebbero raggiunto l'organismo umano.
Per questi motivi, il CNEN avviò un programma di revisione delle modalità di intervento in caso di incidenti nucleari che consentisse di gestire in tempo reale eventuali situazioni di emergenza nucleare.
Il nostro gruppo aveva appena concluso il faticoso lavoro che comportò la redazione della Carta dei Siti sviluppando le professionalità adatte per preparare questo programma di automazione computerizzata del problema facendo ricorso alle tecniche e alle banche di dati che avevamo già predisposto. Sarebbe stato possibile ottenere, ad esempio, una rapida valutazione delle dosi collettive alla popolazione usando gli archivi demografici. Peraltro, nella nostra Divisione esistevano anche tutte le competenze necessarie per le analisi radioprotezionistiche: si sarebbe aperta l’opportunità di usare in tempo reale tutte le misure radiometriche effettuate in caso di emergenza mediante collegamenti con i laboratori mobili di misura del CNEN e con quelli fissi distribuiti in tutto il territorio nazionale.
Era, in sostanza, la continua sfida che avevo incontrato nella mia vita:
trasformare la complessità in conoscenza.
La nascita del Centro di Emergenza CNEN (CEC)
Il CNEN ci assegnò uno spazio operativo e le risorse per costruire un nuovo Centro di Emergenza.Acquistammo un computer IBM Serie/1 e iniziammo a sviluppare un pacchetto software per la grafica, per poter utilizzare un plotter e un terminale Tektronix.
Così nacque ARIES: Accidental Releases Impact Evaluation System.
Un sistema pensato per:
- raccogliere dati in tempo reale
- elaborarli con modelli fisico matematici
- prevedere la dispersione dei contaminanti
- valutare le dosi alla popolazione
- guidare le squadre radiometriche
- fornire contromisure operative alle autorità

Il nuovo Centro venne dotato di:
- apparecchiature hardware e periferiche;
- una rete di trasmissione dati;
- modelli di calcolo fisico-matematici avanzati;
- banche dati ambientali e territoriali, per ogni sito sensibile, contenenti caratteristiche geografiche, dislocazione degli ospedali, delle vie di comunicazione, dei mezzi di trasporto, dei centri operativi, dell’uso del territorio, ecc;
- software di gestione del sistema e interfacce operative.
Per funzionare, aveva bisogno di un flusso continuo di dati meteorologici e stipulammo un accordo con il Servizio Meteorologico dell’Aeronautica (SMA) per ricevere, 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno su una linea telefonica dedicata:
- osservazioni meteorologiche nazionali e delle nazioni confinanti;
- previsioni meteo oggettive ritenute utili per l'assistenza meteorologica alle emergenze nucleari;
- elaborazioni climatologiche sintetiche con particolare riferimento a quelle relative alle proprietà diffusive dei bassi strati;
- accesso agli archivi meccanizzati del CNMCA per l'analisi dei dati necessari alla pianificazione del territorio con particolare riferimento ai siti per le centrali nucleari.
Il collaudo: la scienza che incontra il territorio
Parallelamente allo sviluppo, furono avviati programmi di collaudo del sistema e studi di convalida dei modelli diffusivi del sistema Aries con campagne sperimentali di studio per la caratterizzazione dei siti sotto l'aspetto meteorologico, basato sia sul rilascio e campionamento di ‘traccianti’, sia sull'elaborazione statistica dei dati meteorologici.
Il CNEN, inoltre, avviò un programma di collaborazione (contratto EURATOM n. 027/SR-I) con la CEE finalizzato allo studio della struttura termica e dinamica dell'atmosfera: ne derivò l'esecuzione di quattro campagne sperimentali.
Furono anche messi a punto codici di calcolo per la valutazione delle dosi ai lavoratori e alla popolazione, nonché lo studio di modifiche da apportare ai modelli diffusivi per avere un campo di applicazione più ampio e anche per migliorarne la risoluzione alle brevi distanze.
Ogni parametro veniva testato, verificato, confrontato con la realtà.
Il sistema iniziava a respirare.
Non si tratta dell’elaborazione di un “pennacchio radioattivo” sovrapposto a una cartina geografica; la cartina è una rappresentazione grafica del territorio estratta dalle banche dati territoriali. I colori sono stati assegnati in base alle diverse caratteristiche dei parametri. In particolare, la conformazione orografica del terreno è stata ottenuta assegnando una gradazione crescente di colore in funzione della quota sul livello del mare e le ombre sono state definite simulando la presenza di una sorgente di luce fittizia sia come orientamento che come “angolo di incidenza” sul territorio. L’effetto è suggestivo!
Gli obiettivi del sistema
ARIES doveva essere uno strumento semplice da usare, ma complesso da realizzare, che doveva:- conoscere per 300 Km l’area di ogni sito nucleare;
- coordinare le squadre radiometriche;
- prevedere la dispersione della nube radioattiva;
- valutare il rischio sanitario;
- suggerire contromisure;
- fornire scenari previsionali;
- integrare dati statici e dinamici;
- funzionare anche sotto pressione.
- iniziative, azioni e organizzazione di emergenza del CNEN-DISP;
- azioni chieste ad altre unità del CNEN;
- organizzazione su scala nazionale per utilizzare al meglio le risorse disponibili da parte delle amministrazioni dello Stato, Regioni, Enti locali, esercenti nucleari, Istituti di Ricerca Universitari, Forze Armate, Vigili del Fuoco, ecc;
- un archivio centrale dei piani di emergenza, dei dati sugli impianti nucleari e sui rispettivi siti;
- una raccolta del materiale bibliografico di pronta consultazione necessario per le valutazioni da effettuare in caso di incidente;
- mezzi di elaborazione automatica dotati di:
- banche dati ambientali, territoriali, impiantistiche;
- codici di calcolo per la valutazione della diffusione di contaminanti;
- codici di calcolo per la valutazione delle dosi alla popolazione;
- codici di calcolo per la simulazione dei meccanismi del traffico in funzione dello stato delle strade, per avere una gestione efficiente dei piani di evacuazione della popolazione;
- rete di telecollegamenti.
Blocchi funzionali Per assicurare tali obiettivi, il sistema era organizzato con i seguenti componenti:
- Centro di Emergenza Cnen (CEC). Accoglieva i sistemi di calcolo e la sede della direzione delle fasi tecniche operative;
- Trasmissione fonia e dati. - Una rete connetteva il CEC con i potenti elaboratori del CNEN, la Protezione Civile, il Servizio Meteorologico dell'Aeronautica, il Ministero dell’Interno, l’ENEL, i siti controllati, le sale operative, ecc.;
- Banche di dati e tecniche di gestione. Le stesse, in gran parte, usate per la ‘Carta dei Siti’;
- Software per la gestione delle misure eseguite da CNEN, VV.F., ENEL;
- Modelli per l’analisi previsionale del trasporto dei contaminanti;
- Modelli per il calcolo delle dosi da irraggiamento, inalazione ed ingestione;
- Procedure di governo del sistema. Gestione degli interventi sulla base dell'evoluzione temporale degli eventi;
- Sala per il coordinamento dell’emergenza.
Procedure di sistema
La principale funzione effettuata da questo componente è la gestione del sistema nel suo insieme attraverso:
- gestione della scala dei tempi;
- gestione di tutte le componenti Hardware/Software;
- assemblaggio di questi componenti tra di loro. Questo pacchetto S/W e, stato sviluppato come un sistema concorrente virtualmente distribuito, dove diversi processi condividono le risorse del computer.
- acquisizione e trattamento dati
- modelli matematici
- supervisione e controllo
- nel primo gruppo sono compresi i processi che interfacciano i nodi periferici. Tali processi acquisiscono i dati e li rendono compatibili con il software dell'ARIES.
- il secondo gruppo comprende i codici descritti precedentemente (diffusione, dose e contaminazione, ecc.).
- nel terzo gruppo sono compresi i processi connessi più direttamente alle funzioni di base del sistema quali:
- gestione degli eventi per la sincronizzazione del sistema
- gestione degli errori
- messaggistica
- "recovery"
- interfaccia con gli operatori
- monitoraggio del sistema
- controllo degli allarmi
- ecc.
- Sala Calcolo che avrebbe ospitato gli elaboratori VAX, i dispositivi di base e la Matrice di Commutazione;
- Sala Analisi che avrebbe ospitato le stazioni per le elaborazioni grafiche, i terminali collegati agli elaboratori, le periferiche di ‘output’ e la stazione meteorologica MUFAX;
- Sala per il Coordinamento dell’Emergenza dotata di terminali connessi al sistema, di archivi cartacei e di collegamenti telefonici.
- presentai una relazione al Seminario “La funzione degli esperti in meteorologia in caso di emergenza nucleare” organizzato da ENEA/DISP e Aeronautica Militare per gli esperti dell’ITAV (Ispettorato per le Telecomunicazioni e Assistenza al Volo).
- presentai una relazione dedicata allo “Intervento informativo di ingresso per il personale neo-assunto”.
- fui nominato membro del gruppo di lavoro “Automazione Gestione delle Emergenze Nucleari” dell’ENEA.
- Scienze della terra.
- Analisi, valutazioni e caratterizzazione ambientale.
- Analisi scenari ambientali.
- Sicurezza ambientale.
- Tecnologie dell'informazione e della comunicazione.
- Reti e telecomunicazioni.
- Reti geografiche.
- Gestione e monitoraggio delle reti.
- Scienze della terra.
- Analisi, valutazioni e caratterizzazione ambientale.
- Analisi scenari ambientali.
- Sicurezza ambientale.
Una rappresentazione schematica di tale sistema è mostrata nel seguente diagramma di flusso dei dati.
L'architettura del sistema è di tipo "pipeline" dove l'output di un processo diventa input per un altro processo.
Le categorie dei processi sono essenzialmente:
Alcune elaborazioni
Alcune immagini del Centro Emergenza CNEN
Il Lawrence Livermore National Laboratory
Nel frattempo, il CNEN fu chiamato a nuovi compiti istituzionali e si trasformò in Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente (ENEA) e il governo gli assegnò anche un notevolissimo incremento delle dotazioni economiche: un piano quinquennale di 5000 miliardi di Lire! per la Ricerca e Sviluppo.Nell’ambito delle attività istituzionali della DISP venni nominato, insieme ad altri componenti della nostra Divisione, membro del gruppo di lavoro dell’ENEA “Automazione Gestione delle Emergenze Nucleari” per partecipare allo studio concettuale per il nuovo progetto Centro di emergenza Enea per la gestione computerizzata di situazioni di emergenza nucleare. Iniziai a partecipare alla proposta, elaborazione e pianificazione del Centro di Emergenza Nucleare Nazionale Enea-Disp - designato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) quale focalpoint per l’Italia in caso di incidenti nucleari - coordinandone la realizzazione e successiva gestione, nonché curando i rapporti esterni interfunzionali attraverso numerosi “test” ed esercitazioni.
La collaborazione con il LLNLy Negli Stati Uniti, per la gestione dell'incidente avvenuto alla centrale nucleare americana di Three Mile Island, venne usato il sistema ARAC (Atmospheric Release Advisory Capability) sviluppato dai ricercatori della G-Division del Lawrence Livermore National Laboratory (LLNL).
Questo sistema si era dimostrato efficace nella gestione dell’incidente perché consentiva di effettuare previsioni in tempo reale dell'evoluzione del processo di propagazione dei contaminanti. Risultò naturale rivolgerci ai colleghi del LLNL per chiedere l’avvio di una collaborazione.
Visite, scambi tecnici e periodi di lavoro presso la G-Division del LLNL Furono organizzate alcune visite ai laboratori americani che consolidarono una collaborazione scientifica e umana di grande valore.
Alle visite parteciparono Roberto Caracciolo, Raffaele Fiorenza, Armando Guidoni, Giancarlo Boeri e Carla Brofferio. In particolare, insieme a Roberto e Carla, ho trascorso un periodo di lavoro presso la G-Division del LLNL per contribuire alla promozione di una collaborazione fra ENEA-DISP e LLNL per lo sviluppo, in parallelo, di due sistemi: il nostro ARIES, applicato in Italia, e ARAC, applicato negli U.S.A. Gli incontri di lavoro si sono svolti, nel seguito, numerose volte; a volte qui in Italia e altre negli U.S.A. Si sviluppò una vera e propria amicizia fra noi e anche con le rispettive famiglie.
Da citare che, nel corso degli incontri, i colleghi americani dimostrarono un notevole interesse per quanto noi sviluppammo nella metodologia per l’analisi ambientale che divenne oggetto di un ulteriore spunto per la nostra collaborazione.
Un nuovo e importante progetto
Iniziammo così a lavorare alacremente su questo nuovo e importante progetto nel quale si inserirono numerosi collaboratori assunti per l’occasione o trasferiti da altre unità del CNEN. Uno di essi, Franco Desiato, fu incaricato, in qualità di esperto in meteorologia e climatologia, di condurre le opportune modifiche ai codici di calcolo meteo-diffusivi e anche di svilupparne di nuovi.Nel 1982 fui relatore a un convegno organizzato dalla Comunità Economica Europea (CEE) su "Rilascio e distribuzione dei prodotti di fissione nell'atmosfera in seguito a incidenti a reattore: il Sistema ARIES".
Nel 1982 fui relatore in una giornata di studio su "Basi di dati territoriali e cartografia automatizzata organizzata dall'ANIPLA (Associazione Nazionale Italiana Per L'Automazione).
L’interesse a livello internazionale Le attività per la realizzazione del sistema produssero un considerevole interessamento all’estero. La metodologia del ‘tempo reale’ rappresentava certamente un approccio innovativo alla analisi e alla gestione degli incidenti nucleari. Infatti, al CNEN furono rivolte richieste da parte della CEE per l’organizzazione di un seminario sull'argomento, mentre il Giappone propose una collaborazione con l’obiettivo della messa a punto dei codici del nostro sistema sui propri elaboratori.
Il CEC si trasferisce in una nuova sede
Nel frattempo, il nostro Dipartimento (DISP) aveva quasi triplicato l’organico. La sede in viale Regina Margherita non poteva più offrire gli spazi a noi necessari. Pertanto la dirigenza pensò di acquisire un edificio all’EUR, in via Vitaliano Brancati, dove trasferire tutto il personale e le attività relative.
Gli ambienti destinati al Centro di Emergenza ENEA nella nuova sede avrebbero goduto di uno spazio considerevolmente più grande. Era, però, necessario riconfigurare l’architettura logistica del sistema e anche l’architettura delle strumentazioni informatiche.
Il CEC si trasforma in Centro di Emergenza Enea
L’impegno organizzativo derivante dalla collaborazione con il LLNL ci condusse a un aggiornamento sostanziale degli strumenti del CEC e decidemmo di puntare sulla trasformazione del sistema in modo da renderlo più potente e affidabile.
Scegliemmo i sistemi di elaborazione della Digital basati su computer VAX e, in particolare, configurammo il sistema con due VAX (Master + Slave) configurati ‘a specchio’ e con le memorie condivise in modo da ottenere la attività garantita anche se uno dei due avesse avuto un malfunzionamento.
A seguito di questa decisione, venni nominato membro del Vax Users Group (VUG), gruppo di lavoro dell'ENEA.
Dotammo il sistema di una Matrice Generale di Commutazione per poter connettere, con un solo gesto, tutte le periferiche e tutti i collegamenti del sistema dal Master allo Slave o viceversa. Acquisimmo una stazione meteorologica MUFAX collegata in telecomunicazione con l’organizzazione intergovernativa del Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine (CEPMMT). Il sistema informatico del Centro conteneva il più grande archivio al mondo di dati numerici di previsione del tempo. Il collegamento serviva per ricevere le osservazioni sinottiche europee (carte del tempo) in tempo reale.
Acquisimmo un plotter elettrostatico per ottenere, con maggiore rapidità, la stampa di carte tematiche del territorio.
Acquisimmo una coppia di terminali grafici della Tektronix dotati di capacità elaborativa grafica autonoma.
Sulla base della aumentata disponibilità fisica degli spazi destinati al Centro di Emergenza, fu possibile dividere il Centro in tre ambienti:
Il nostro gruppo, di concerto con la Direzione, una volta definita l’architettura logistica del sistema e anche l’architettura delle strumentazioni informatiche, mi incaricò di gestire tutti i lavori relativi alle modifiche strutturali degli ambienti assegnati per poter completare l’installazione del sistema. I lavori terminarono alcuni mesi dopo il trasferimento di tutti i nostri colleghi nella nuova sede. In quel lasso di tempo noi rimanemmo a gestire lo sviluppo del sistema nella, ormai, vecchia sede del CEC.
Nell’arco di alcuni mesi, completati i lavori e l’installazione dei nuovi sistemi di calcolo, anche il nostro gruppo si trasferì.
La nuova configurazione hardware del Sistema, in breve tempo, si trasformò come descritto negli schemi qui di seguito.
Il nuovo flusso operativo del Sistema ARIES si trasformò e potenziò come riportato nello schema.
Riporto qui di seguito alcune immagini del nuovo Centro di Emergenza.
Alcune “relazioni di lavoro” con altre istituzioni Nel frattempo, dedicai una parte del tempo per le “relazioni di lavoro” con altre istituzioni:
Chernobyl: la prova più difficile
Il 26 aprile 1986 avvenne il disastro di Chernobyl.In quel giorno accadde un disastroso evento che sconvolse il mondo: il disastro nucleare derivato da un ‘incidente’ nella Centrale elettronucleare di Chernobyl in Unione Sovietica. In particolare, quell’evento rivelò quali fossero i limiti di quanto si era costruito nel sistema che sette anni prima avevamo iniziato a realizzare.
I sovietici non divulgarono la terribile notizia, ma in Scandinavia notarono un anomalo, e rilevantissimo, innalzamento delle misure radiometriche ambientali di routine campionate nel loro territorio e informarono il mondo accademico internazionale.
Non si trattava di un incidente nel nostro territorio nazionale… ma il 29 settembre la DISP attivò il Centro di Coordinamento dell’Emergenza. Noi ci riunimmo per cercare di analizzare la situazione.
Avevamo i dati distribuiti dagli svedesi ma non avevamo i dati meteorologici di quella zona distante 1800 km dai confini dell’Italia! Contattammo il Servizio Meteorologico Nazionale e andammo a rilevare un nastro magnetico nel quale c’erano i dati meteorologici europei dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM). Non fu, però, possibile usare i codici meteo-diffusivi tridimensionali di tipo complesso in quanto il loro uso era limitato in un raggio di 300 kilometri dal punto di rilascio e non avevamo neppure i dati morfologici di quel territorio (orografia). Pertanto, usammo codici bidimensionali di tipo semplificato - che non tenevano conto della morfologia - con i quali potemmo calcolare il campo del vento per definire le traiettorie seguite dalle masse d’aria nei giorni precedenti. Il risultato di quell’analisi ci consentì di capire che la nube radioattiva proveniva dalla centrale di Chernobyl!
Successivamente, sulla base delle misurazioni radiometriche effettuate in Scandinavia e in Germania, fu possibile dare un ‘livello di consistenza’ alle nostre elaborazioni: si trattava di un ‘enorme rilascio’ di contaminanti radioattivi! Non solo. Le condizioni meteorologiche erano cambiate radicalmente e la nube radioattiva si dirigeva rapidamente verso l’Italia!
L’attività svolta fu ‘febbrile’. Al Centro di Coordinamento dell’Emergenza confluirono tutte le misurazioni radiometriche effettuate sul territorio italiano, anche a seguito delle precise indicazioni del Ministero per la Protezione Civile. Il Sistema ARIES fu usato sia per l’esame della situazione meteo-diffusiva sia per la gestione ed elaborazione dei dati radiometrici.
Il 6 maggio riuscimmo a consegnare al Comitato Nazionale per l’Emergenza la nostra preoccupata analisi grafica e numerica sulla contaminazione ambientale e sulle dosi alla popolazione distribuita nei diversi distretti interessati.
Questo aspetto (raccolta dei dati numerici e analisi grafiche) coinvolse il personale della DISP in una pesante attività organizzata con turni che coprirono, dal 29 aprile al 6 maggio le 24 ore. Dal 6 al 19 maggio con turni di 18 ore. Dal 30 maggio al 3 giugno con turni di 12 ore e, dal 4 giugno a metà agosto con turni di 8 ore.
Le misurazioni effettuate, in 160 località italiane nei 50 laboratori di diverse organizzazioni, vennero raccolte, organizzate e inserite nelle memorie degli elaboratori e poi utilizzate sia per gli aggiornamenti e verifiche delle analisi risultanti del sistema, sia per la preparazione di tabulati che, insieme alle restituzioni grafiche delle analisi, vennero consegnate giornalmente al Comitato Scientifico istituito presso il Ministero della Protezione Civile che curò la gestione degli interventi.
Contemporaneamente, venne mantenuto un rapporto di tipo tecnico con l’Istituto Superiore di Sanità che ricevette periodicamente dal Centro Aries nastri magnetici che contenevano dati di concentrazione media a livello regionale.
Il numero di dati di misura che arrivarono al nostro centro nei primi due mesi dall’incidente ammontarono a circa 100.000 per un totale di 1.000.000 di informazioni.
Parallelamente alla diminuzione dei livelli di contaminazione, diminuì la frequenza delle misurazioni fino a diventare mensile. Il numero complessivo dei dati di misura ammontò a 150.000 per un totale di 1.500.000 informazioni.
Il Laboratorio Mobile della DISP risultò di estrema utilità sia per l’elevato numero di campionature effettuate, sia perché tali campionature servirono per coprire fasce di territorio scarsamente servite o da cui provenivano dati non interpretabili.
Una nuova casa
Ad agosto il lavoro si stabilizzò e riuscii, finalmente, a dedicare più tempo a mia moglie che era entrata in una fase depressiva, visto l’isolamento al quale l’avevo costretta per quasi quattro mesi.
Per suscitare in lei (e anche in me) una nuova fase di vita indirizzata a una rinnovata progettualità e a una nuova visione del futuro, decidemmo di metterci alla ricerca di una nuova casa. Eravamo orientati a trovare una abitazione nei Castelli Romani. Dopo un paio di mesi acquistammo, insieme alla famiglia di mia sorella, un villino a Monte Compatri. Da questa azione emersero una grande quantità di lavori per il restauro che durò quasi cinque anni. Il lungo tempo fu determinato dal nostro impegno personale sia per quanto riguarda la progettualità, sia per il coinvolgimento diretto nei lavori manuali che facemmo ‘in proprio’.
Nel frattempo, l’attività sul Sistema ARIES proseguiva senza soluzione di continuità con l’obiettivo di adeguare il sistema anche per gli eventi tipo Chernobyl.
Il Centro ARIES viaggia e va in Cina
Alla fine del 1987, la Cina iniziò a pensare al potenziamento della sua produzione energetica puntando sulla costruzione di centrali elettronucleari. Per quanto riguardava la realizzazione di un sistema per la gestione delle emergenze nucleari, la visione dei cinesi era volta alla collaborazione con un paese europeo e, pertanto, si rivolse alla CEE.A seguito di una analisi sui sistemi esistenti in Europa, la CEE scelse il nostro e, dopo i necessari accordi fra i cinesi e l’ENEA, su richiesta della Direzione Generale per l'Energia della CEE, l'ENEA-DISP ci incaricò di andare in Cina, presso il National Nuclear Safety Administration (NNSA) di Pechino, nell'ambito dell’avvenuto accordo di cooperazione scientifica e tecnologica italo-cinese, per la installazione e lo sviluppo, nei sistemi di calcolo del loro centro di emergenza, di un sistema per la valutazione di rilasci accidentali di sostanze radioattive nell'atmosfera analogo al sistema ARIES.
Accogliemmo nel nostro centro alcuni ricercatori cinesi per uno ‘stage’ di alcuni mesi e poi, in due successive visite, Giancarlo Boeri, Raffaele Fiorenza, Roberto Caracciolo ed io riuscimmo a installare codici e procedure presso i loro elaboratori.
Dalla scheda “Descrizione attività” dell’ENEA
Settore:È stato relatore ad un convegno organizzato dalla CEE su "Rilascio e distribuzione dei prodotti di fissione nell'atmosfera in seguito a incidenti a reattore: il Sistema ARIES".
È stato relatore in una giornata di studio su "Basi di dati territoriali e cartografia automatizzata organizzata dall'ANIPLA (Associazione Nazionale Italiana Per L'Automazione).
Nell'ambito delle attività istituzionali della DISP è stato nominato membro del gruppo di lavoro dell’ENEA “Automazione Gestione delle Emergenze Nucleari” e ha partecipato allo studio concettuale per il progetto Centro di emergenza Enea per la gestione computerizzata di situazioni di emergenza nucleare coordinando le attività necessarie per la realizzazione del Centro di Emergenza Nucleare Nazionale Enea-Disp, designato dall’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) quale focal point per l’Italia in caso di incidenti nucleari.
A tal fine, ha trascorso un periodo di lavoro in U.S.A., presso la G-Division del Lawrence Livermore National Laboratory, per promuovere una collaborazione fra ENEA-DISP e LLNL per lo sviluppo di due sistemi: ARIES (Accidental Releases Impact Evaluation System), applicato in Italia, e ARAC (Atmospheric Releases Advisory Capability), applicato negli U.S.A.
Ha partecipato alla proposta, elaborazione e pianificazione del progetto sopracitato, coordinandone la realizzazione e successiva gestione.
Attraverso numerosi "test" ed esercitazioni; ha curato i rapporti esterni interfunzionali.
Ha presentato una relazione al Seminario "La funzione degli esperti in meteorologia in caso di emergenza nucleare" organizzato da ENEA/DISP e Aeronautica Militare per gli esperti dell'ITAV (Ispettorato per le Telecomunicazioni e Assistenza al Volo).
Ha presentato una relazione dedicata allo "Intervento informativo di ingresso per il personale neo-assunto".
È stato nominato membro del gruppo di lavoro "Automazione Gestione delle Emergenze Nucleari" dell'ENEA.
In qualità di responsabile del centro, ha partecipato alla gestione in Italia del disastroso “Evento Chernobyl”.
È stato nominato membro di un gruppo di lavoro per un contratto ENEA-SIELTE.
Settore:
Ha partecipato ai lavori del progetto `sistemi di comunicazione per il piano di emergenza della centrale elettronucleare di Caorso' attivato dal Prefetto di Piacenza con la partecipazione di ENEL, SIP, VVF, Aeronautica Militare.
Ha organizzato la formazione del personale della Divisione Siti e Controlli Ambientali della DISP in merito ai servizi applicativi per il calcolo scientifico e all'utilizzo dei servizi di rete.
Ha coordinato le attività del personale della Divisione Siti e Controlli Ambientali della DISP in merito alla gestione e monitoraggio della rete locale del Centro di Emergenza Nucleare Nazionale ENEA-DISP.
Settore:
Ha partecipato alla campagna sperimentale sul sito della erigenda centrale nucleare di Montalto di Castro.
Ha tenuto una lezione al Corso di specializzazione post-laurea in radioprotezione ambientale organizzato dall'Università di Bari.
Ha ideato, supervisionato e coordinato il progetto 'METEODATA' per l'acquisizione e analisi di dati meteorologici da utilizzare nei codici di calcolo per la valutazione della diffusione di contaminanti radioattivi nell'atmosfera.
Ha condotto lo studio, progettazione e realizzazione del progetto ENEA `Automazione gestione delle emergenze nucleari'.
Su richiesta della Direzione Generale per l'Energia della CEE, l'ENEA-DISP lo ha incaricato di recarsi in Cina, in qualità di esperto, presso il NNSA (National Nuclear Safety Administration) di Pechino nell'ambito della cooperazione scientifica e tecnologica italo-cinese in merito alla installazione nei loro sistemi di calcolo del centro di emergenza e allo sviluppo di un sistema per la valutazione di rilasci accidentali di sostanze radioattive nell'atmosfera analogo al sistema ARIES.