Emergenze Nucleari

Nel 1964, con il DPR 185, furono definiti i Piani di Emergenza per gli impianti nucleari italiani (Garigliano e Latina). La gestione delle emergenze era affidata alle Amministrazioni locali — civili, militari e sanitarie — riunite nel Comitato Provinciale di Emergenza sotto la presidenza del Prefetto.
In caso di incidente con rilascio di sostanze radioattive nell'ambiente, era attribuita una estrema rilevanza alla tempestività degli interventi organizzativi. Occorreva prevedere rapidamente gli effetti sanitari e ambientali, nonché disporre di strumenti operativi e metodologie per ridurre le conseguenze dell'emergenza sulla popolazione.
Ma, negli anni Settanta, mentre l’Italia cercava di definire il proprio futuro energetico, il tema della sicurezza nucleare divenne centrale e il CNEN, attraverso il Dipartimento Sicurezza e Protezione Sanitaria, era l’organo tecnico chiamato a garantire che ogni attività con sostanze radioattive fosse controllata, monitorata, compresa. Era, in un certo senso, il sistema immunitario del Paese. In caso di rilascio di contaminanti nell’ambiente, la tempestività non era un dettaglio, ma era la differenza tra un rischio controllabile e un disastro. Bisognava prevedere rapidamente gli effetti sanitari e ambientali, e avere strumenti pronti per guidare le decisioni.
Fu in questo contesto che iniziò una delle fasi più intense e decisive della mia vita professionale.

Three Mile Island: l’evento che cambiò tutto
Il tema della gestione delle emergenze era già presente nella programmazione del CNEN, ma nel 1979 l’incidente alla centrale americana di Three Mile Island accelerò drasticamente lo sviluppo di nuovi strumenti e metodologie che il CNEN e altre Istituzioni nazionali stavano predisponendo.
Il CNEN-DISP costituì gruppi di lavoro dedicati alla definizione delle procedure tecniche da fornire agli organi responsabili dell’emergenza. Il nostro Servizio di Modellistica Ambientale entrò subito a farne parte.
Era chiaro che non bastava più controllare: bisognava prevedere, simulare, anticipare.

Nuovi strumenti per nuove esigenze Nella gestione di un incidente nucleare è necessario valutare rapidamente: La prevenzione da mettere in atto nei momenti immediatamente successivi all'allarme, richiedeva una tempestiva capacità di analisi dell'evento nonché la previsione della sua evoluzione nello spazio e nel tempo.
Queste operazioni, per essere efficaci, dovevano essere svolte in tempi brevi.
Gli strumenti disponibili erano insufficienti.
I dati erano incompleti, disomogenei, difficili da integrare.
I modelli di dispersione atmosferica non tenevano conto della topografia, del vento, del decadimento radioattivo, dell’uso del territorio, delle abitudini alimentari della popolazione.
Era necessario un salto di qualità. Era necessario costruire un sistema capace di integrare meteorologia, geografia, radioprotezione, demografia, orografia, in un’unica struttura coerente.
Pertanto, si decise di usare gli strumenti offerti dalle nuove tecnologie informatiche. Occorreva produrre un software per organizzare una enorme mole di informazioni statiche e dinamiche all’interno di banche di dati caratterizzate da una rapidità della gestione e della loro interrogazione.
Per lo studio della diffusione dei contaminanti nell’atmosfera ai fini della valutazione delle conseguenze all'uomo e all'ambiente, era altresì necessario sviluppare il software di modelli di tipo gaussiano che tenessero conto della traiettoria degli inquinanti e della topografia, nonché una analisi approfondita del territorio e dell'ambiente circostante l'impianto, con la realizzazione di banche di dati computerizzate e relative tecniche di gestione, per descrivere le modalità secondo le quali i contaminanti, attraverso l'atmosfera, le acque, il suolo e gli alimenti, avrebbero raggiunto l'organismo umano.
Per questi motivi, il CNEN avviò un programma di revisione delle modalità di intervento in caso di incidenti nucleari che consentisse di gestire in tempo reale eventuali situazioni di emergenza nucleare.
Il nostro gruppo aveva appena concluso il faticoso lavoro che comportò la redazione della Carta dei Siti sviluppando le professionalità adatte per preparare questo programma di automazione computerizzata del problema facendo ricorso alle tecniche e alle banche di dati che avevamo già predisposto. Sarebbe stato possibile ottenere, ad esempio, una rapida valutazione delle dosi collettive alla popolazione usando gli archivi demografici. Peraltro, nella nostra Divisione esistevano anche tutte le competenze necessarie per le analisi radioprotezionistiche: si sarebbe aperta l’opportunità di usare in tempo reale tutte le misure radiometriche effettuate in caso di emergenza mediante collegamenti con i laboratori mobili di misura del CNEN e con quelli fissi distribuiti in tutto il territorio nazionale.
Era, in sostanza, la continua sfida che avevo incontrato nella mia vita:
trasformare la complessità in conoscenza.

La nascita del Centro di Emergenza CNEN (CEC)


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Il CNEN ci assegnò uno spazio operativo e le risorse per costruire un nuovo Centro di Emergenza.
Acquistammo un computer IBM Serie/1 e iniziammo a sviluppare un pacchetto software per la grafica, per poter utilizzare un plotter e un terminale Tektronix.
Così nacque ARIES: Accidental Releases Impact Evaluation System.
Un sistema pensato per:
IBM Serie/1
IBM Serie/1 ù utilizzato nella prima configurazione del CEC.

Il nuovo Centro venne dotato di: Era un organismo complesso, fatto di hardware, software, banche dati, modelli, reti di comunicazione.
Per funzionare, aveva bisogno di un flusso continuo di dati meteorologici e stipulammo un accordo con il Servizio Meteorologico dell’Aeronautica (SMA) per ricevere, 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno su una linea telefonica dedicata: Era la prima volta che in Italia si tentava di gestire un’emergenza nucleare in tempo reale.

Il collaudo: la scienza che incontra il territorio


Parallelamente allo sviluppo, furono avviati programmi di collaudo del sistema e studi di convalida dei modelli diffusivi del sistema Aries con campagne sperimentali di studio per la caratterizzazione dei siti sotto l'aspetto meteorologico, basato sia sul rilascio e campionamento di ‘traccianti’, sia sull'elaborazione statistica dei dati meteorologici.
Il CNEN, inoltre, avviò un programma di collaborazione (contratto EURATOM n. 027/SR-I) con la CEE finalizzato allo studio della struttura termica e dinamica dell'atmosfera: ne derivò l'esecuzione di quattro campagne sperimentali.
Furono anche messi a punto codici di calcolo per la valutazione delle dosi ai lavoratori e alla popolazione, nonché lo studio di modifiche da apportare ai modelli diffusivi per avere un campo di applicazione più ampio e anche per migliorarne la risoluzione alle brevi distanze.
Ogni parametro veniva testato, verificato, confrontato con la realtà.
Il sistema iniziava a respirare.

Simulazione di dispersione
Simulazione di dispersione in un’area montuosa italiana.
Non si tratta dell’elaborazione di un “pennacchio radioattivo” sovrapposto a una cartina geografica; la cartina è una rappresentazione grafica del territorio estratta dalle banche dati territoriali. I colori sono stati assegnati in base alle diverse caratteristiche dei parametri. In particolare, la conformazione orografica del terreno è stata ottenuta assegnando una gradazione crescente di colore in funzione della quota sul livello del mare e le ombre sono state definite simulando la presenza di una sorgente di luce fittizia sia come orientamento che come “angolo di incidenza” sul territorio. L’effetto è suggestivo!

Gli obiettivi del sistema


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ARIES doveva essere uno strumento semplice da usare, ma complesso da realizzare, che doveva: Si formarono gruppi di lavoro che si espressero su una articolazione di intervento divisa in tre livelli distinti: Fu deciso di realizzare un Centro di Coordinamento dell’Emergenza convenientemente attrezzato come base operativa e dotato di:
Blocchi funzionali Per assicurare tali obiettivi, il sistema era organizzato con i seguenti componenti:
•	La prima configurazione strutturale del CEC
La prima configurazione strutturale del Centro Emergenza CNEN.

Procedure di sistema
La principale funzione effettuata da questo componente è la gestione del sistema nel suo insieme attraverso: