Sicurezza e protezione di impianti nucleari
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Quando nel 1975 lasciai il Laboratorio MPD di Frascati per approdare al Dipartimento DISP del CNEN, ebbi la sensazione di entrare in un mondo completamente diverso. Indice della pagina
------------------------------------------------------------Se il laboratorio dei plasmi era stato il luogo dell’immaginazione scientifica, della sperimentazione estrema, della materia che si accendeva in lampi di plasma, la DISP rappresentava invece il territorio della responsabilità, della vigilanza, della protezione.
Il Dipartimento – Direzione Sicurezza Nucleare e Protezione Sanitaria – era il cuore istituzionale del sistema di controllo dell’energia nucleare in Italia. Un organismo complesso, severo, metodico, che aveva il compito di garantire che l’uso pacifico dell’energia atomica non mettesse a rischio né i lavoratori né la popolazione né l’ambiente. Era, in un certo senso, la coscienza tecnica del Paese.
I suoi compiti erano vasti e delicatissimi:
- analizzare e verificare i progetti degli impianti nucleari;
- vigilare sulla loro costruzione e sul loro esercizio;
- controllare la radioprotezione e la radioattività ambientale;
- autorizzare e monitorare l’uso di radioisotopi e macchine radiogene;
- verificare la sicurezza dei trasporti di materie radioattive e fissili.
E per me fu un passaggio decisivo: dalla ricerca pura alla tutela del sistema.
Tra il 1975 e il 1977 mi occupai della revisione e del controllo della sicurezza degli impianti nucleari, lavorando allo sviluppo e alla messa a punto di codici di calcolo strutturale basati sul metodo degli elementi finiti. Era un lavoro rigoroso, complesso, che richiedeva una precisione assoluta: ogni modello, ogni simulazione, ogni analisi poteva contribuire a prevenire un rischio, a evitare un incidente, a proteggere vite umane.
In quegli anni imparai che la scienza non è solo scoperta: è anche responsabilità.
Che la conoscenza non serve solo a creare, ma anche a custodire.
Che un sistema complesso – come un impianto nucleare – vive solo se ogni sua parte è controllata, verificata, compresa.
Il mio lavoro venne riconosciuto anche formalmente: nel marzo del 1977 fui designato a far parte della Commissione per la Programmazione delle Attività di Calcolo Scientifico del CNEN (CPAC).
Era un incarico che mi collocava al crocevia tra ricerca, tecnologia e pianificazione strategica.
Un luogo dove la visione sistemica iniziava a prendere forma, anche se allora non avevo ancora il linguaggio per chiamarla così.
Guardando indietro, capisco che quegli anni alla DISP furono un ulteriore passaggio fondamentale nella mia formazione:
- mi insegnarono il valore della prevenzione;
- mi mostrarono come un sistema possa essere fragile anche quando appare solido;
- mi fecero comprendere che la sicurezza non è mai un dato acquisito, ma un processo continuo, un equilibrio dinamico, un’omeostasi tecnica e umana.
Fu lì che iniziai a intuire che la conoscenza, per essere davvero utile, deve sempre essere al servizio della vita.
Dalla “Descrizione attività” dell’ENEA
Settore:- Ingegneria civile e architettura.
- Scienza e tecnica delle costruzioni.
- Modellistica strutturale.
- Calcolo strutturale col metodo agli elementi finiti.
Nel marzo 1977 è stato designato a far parte della Commissione per la Programmazione delle Attività di Calcolo scientifico del CNEN (CPAC).