Incontri tra Arte e Scienza
Dalla logica pirandelliana al relativismo di de Finetti
Incontri tra Arte e Scienza è stato il mio primo tentativo pubblico di mostrare che la conoscenza non è fatta di compartimenti stagni.
Che la scienza non è un territorio separato dall’arte, e che l’arte non è un territorio separato dalla logica.
È stato il mio modo di dire che la mente umana non funziona per discipline, ma per risonanze.
La conferenza del 15 dicembre 2007, nel Convento di San Silvestro a Monte Compatri, è stata molto più di un evento culturale: è stata un esperimento.
Un esperimento di dialogo, di contaminazione, di apertura.
Un luogo in cui Pirandello e de Finetti non erano due figure lontane, ma due poli di uno stesso campo magnetico: quello della complessità umana.
Da una parte la logica pirandelliana, con la sua capacità di smascherare le forme, le maschere, le verità soggettive.
Dall’altra il pensiero probabilistico di Bruno de Finetti, che ha mostrato come anche la matematica, quando è viva, non sia un sistema rigido, ma un organismo aperto, un luogo di interpretazione.
Mettere insieme questi due mondi significava affermare una cosa che per me è sempre stata evidente:
la realtà non è univoca, è un sistema complesso di punti di vista.
La conferenza è stata anche un momento di comunità: studiosi, studenti, cittadini, artisti, ricercatori, tutti riuniti per esplorare un confine che non è mai stato davvero un confine.
E il libro che ne è nato non è un semplice “atto”: è la testimonianza di un incontro, di un passaggio, di un ponte.
Per me, Incontri tra Arte e Scienza rappresenta l’inizio di un percorso:
il momento in cui la mia visione cibernetica dell’uomo ha iniziato a trovare un linguaggio pubblico, condivisibile, dialogico.
È il libro in cui la mia ricerca scientifica incontra la mia sensibilità umanistica, e in cui entrambe iniziano a parlare la stessa lingua.
È stato il primo passo verso una scienza che non descrive soltanto, ma comprende.
Una scienza che non separa, ma unisce.
Una scienza che non pretende di spiegare l’uomo, ma di ascoltarlo.