La Poesia e l'Europa


Convegno a Roma nella Galleria del Primaticcio

Non è un libro di poesia, e non è nemmeno un saggio.
È un libro di relazioni, nel senso più profondo del termine: relazioni tra culture, tra generazioni, tra lingue, tra storie, tra visioni del mondo.
È il documento vivo di un incontro che ha unito la poesia alla memoria dell’Europa, la parola alla storia, la voce dei giovani alla voce dei maestri.
Il 21 marzo 2017, nella Galleria del Primaticcio di Palazzo Firenze, sede della Società Dante Alighieri, ho avuto l’onore di partecipare a una giornata che celebrava contemporaneamente due anniversari: Non era un semplice convegno.
Era un tentativo di mostrare che l’Europa non è solo un insieme di istituzioni, ma un organismo culturale, un tessuto di memorie, di lingue, di immaginari condivisi.
E che la poesia, più di ogni altra forma espressiva, è il luogo in cui questo organismo respira.
La sala era piena di studenti dei licei romani: il Tasso, il Pilo Albertelli, il Giulio Cesare.
Ragazzi che leggevano, interpretavano, commentavano poesie di autori italiani ed europei.
Ragazzi che, per un giorno, diventavano custodi della parola.
E in quel loro entusiasmo, nella loro concentrazione, nella loro emozione, vedevo l’Europa che ancora può nascere: non quella dei trattati, ma quella delle coscienze.
Il libro raccoglie gli interventi, le letture, le riflessioni, le voci che hanno attraversato quella giornata.
Ma soprattutto raccoglie un’idea:
la poesia è un legame tra passato e futuro, tra lingue diverse, tra sensibilità diverse, tra generazioni diverse.
Curare questo volume è stato, per me, un atto di responsabilità culturale.
Significava dire che la poesia non è un ornamento, non è un lusso, non è un passatempo:
è un luogo fondante della memoria europea.
È un modo per custodire ciò che siamo e per immaginare ciò che potremmo diventare.
In quella giornata, e in questo libro, la poesia non è stata celebrata: è stata vissuta.
È stata pronunciata, ascoltata, condivisa.
È diventata un’esperienza collettiva, un atto comunitario, un gesto di appartenenza.
E forse è proprio questo il senso più profondo del volume:
mostrare che l’Europa non si costruisce solo con le politiche, ma con le parole;
   non solo con le istituzioni, ma con le emozioni;
   non solo con la storia, ma con la poesia.
Atti del Convegno “La Poesia e l’Europa” è il documento di un giorno, ma anche la testimonianza di una convinzione:
che la poesia è una forma di cittadinanza.
E che, attraverso di essa, l’Europa può ancora riconoscersi.