Photo Club Controluce

Controluce: la comunità che genera luce
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Quando entrai nell’Associazione Culturale Photo Club Controluce, all’inizio del 1991, non entrai in un gruppo: entrai in un ecosistema.
Un organismo vivo, pulsante, fatto di persone, idee, tensioni creative, desideri di comunità.
Non era un circolo fotografico: era un campo di risonanza.
Era nato nel 1979 e per oltre un decennio operò come un nucleo di amici appassionati di fotografia capaci di organizza-re eventi fotografici di grande interesse sia a livello locale che a livello nazionale che attraversavano i Castelli Romani come onde di luce.

Entrai piano
come si entra in una stanza
piena di luce
temendo di disturbare
e invece
era la luce a chiamarmi
Ogni volto un invito
ogni gesto una promessa
Capii già allora
che non sarei più uscito lo stesso


Quando varcai la soglia della loro sede, con la timidezza di chi chiede di entrare in una casa non sua, fui accolto come si accoglie un vecchio amico: con sorrisi, curiosità, disponibilità, cordialità.
In quel momento non lo sapevo, ma stavo entrando in un sistema complesso che avrebbe trasformato la mia vita.
Iniziammo a discutere e dalle loro parole capii che stavano vivendo un fermento nuovo.
Avevano iniziato a stampare un foglio informativo per gli abitanti di Monte Compatri: due pagine piegate, un gesto semplice, quasi artigianale.
Ma, come accade nei sistemi viventi, un piccolo squilibrio può generare una trasformazione.
Mi dissero, inoltre, che avevano quasi concluso la pratica del-la registrazione della testata al Tribunale di Roma.
Quel foglio divenne un giornale.
Quel giornale divenne un progetto.
Quel progetto divenne una comunità.
Il titolo era “Notizie in Controluce”: un modo per dire che la realtà, per essere compresa, va osservata contro una luce più profonda, capace di rivelare dettagli invisibili allo sguardo distratto.

Un foglio piegato
non è mai solo carta
È un seme
È un respiro che cerca casa
E quando la luce lo attraversa
diventa voce
diventa strada
diventa comunità


Mi immersi nel lavoro con entusiasmo.
Passavamo serate intere – a volte anche oltre la mezzanotte – a stampare con il programma di scrittura WordStar le colonne, i titoli, le fotografie (in bianco e nero). E poi ritagliare e incollare i ritagli su un foglio 24x34 centimetri: la misura del giornale stampato.
Era un processo quasi corporeo: mani, colla, carta, inchiostro.
Un ciclo omeostatico perfetto:

percezione → azione → correzione → nuova percezione.

Ogni numero era un organismo che prendeva forma sotto i nostri occhi.

C’era un rumore di aghi
che sembrava pioggia
C’era odore di colla
che sapeva di futuro
E noi
artigiani della parola
incollavamo pezzi di mondo
su un foglio che diventava specchio


Tutte le pagine così preparate erano poi consegnate alla tipografia della famiglia Selli – amici e soci che ci hanno sempre sostenuto nel corso degli anni – per la stampa in “offset” di alcune centinaia di copie.
Quando le copie erano pronte, si eseguiva la distribuzione negli esercizi commerciali del paese.
Arrivò la registrazione del Tribunale e pubblicammo il “Numero 1” del giornale cartaceo.

L’espansione: quando un sistema trova la sua risonanza

La risposta dei cittadini fu immediata.
Gli articoli arrivavano da paesi vicini.
La tiratura cresceva.
Le pagine aumentavano.
Il giornale si espandeva come un sistema vivente che trova un ambiente favorevole.

Una voce
se vera
non resta mai ferma
Attraversa colline
scavalca campanili
entra nelle cucine
si posa sui tavoli
come un ospite atteso
Così il nostro foglio
diventò paese
poi territorio
poi memoria


In breve tempo “Notizie in Controluce” divenne il mensile più diffuso dei Castelli Romani e Prenestini: 12.000 copie, 39 località, centinaia di collaboratori, migliaia di lettori.
Era un fenomeno emergente: nessuno lo aveva programmato, nessuno lo aveva previsto.
Era nato da una tensione collettiva, da un bisogno di relazione, da una fame di comunità.

La trasformazione: dalla cronaca alla cultura

Un giorno ebbi un’intuizione semplice, ma decisiva:
se i lettori avevano fame di notizie, forse erano pronti anche per la cultura.
Dividemmo il giornale in due parti:

Fu un successo.
Il giornale divenne un ponte tra i due spazi dell’umano: il concreto e il simbolico, il quotidiano e il profondo.
Era la dualità circolare applicata alla vita di una comunità.

Controluce come organismo

Guardando indietro, mi accorgo che Controluce funzionava come un sistema biologico:
Era un organismo collettivo.
E come ogni organismo, cresceva, si adattava, imparava.

Il mio ruolo: un nodo nella rete

Diventai Presidente e Direttore di Redazione.
Non per ambizione, ma per naturale convergenza: ero un nodo che si era trovato al centro della rete.
Organizzai i flussi redazionali come si organizza un sistema complesso: canali, ruoli, feedback, cicli.
La redazione era un laboratorio di cooperazione.
Ogni martedì, alle 17, il sistema si riuniva, respirava, si autoregolava.
Era un esempio perfetto di ciò che la Cibernetica Emulativa descrive: un sistema che apprende, si adatta, si trasforma attraverso la relazione.

Controluce come parte della mia storia

Oggi, guardando quel percorso, riconosco che Controluce non è stato solo un giornale.
È stato un pezzo della mia vita, un luogo di appartenenza, un laboratorio umano.
È stato un esempio concreto di ciò che cerco di raccontare in questo sito: Controluce non è stato un progetto editoriale.
È stato un atto d’amore verso una comunità.
E ogni numero stampato era un modo per dire:
“Siamo qui. Siamo insieme. Siamo vivi.”

Siamo nati da un foglio
e da una luce
Da mani che non cercavano gloria
ma compagnia
da voci che non volevano rumore
ma risonanza
Siamo cresciuti come cresce un bosco
ramo dopo ramo
nome dopo nome
storia dopo storia
Abbiamo attraversato notti di colla
inchiostri che macchiavano le dita
idee che non stavano ferme
E ogni numero era un passo
ogni passo un ponte
ogni ponte una comunità
Controluce è stato questo
un luogo dove la realtà
non veniva solo raccontata
ma capita
ascoltata
accolta
Un luogo dove la cultura
non era un lusso
ma un gesto quotidiano
Un luogo dove l’uomo
tornava uomo
perché visto
perché riconosciuto
perché amato
E ora che il tempo
ha steso la sua mano larga
su tutti noi
resta la luce
che abbiamo acceso
che non si spegne
Passa
Si trasmette
Si rinnova


Finché ci sarà qualcuno che prende un foglio, che scrive una parola, che ascolta un’altra voce, Controluce vivrà.
E noi con lui. Ancora. Sempre.

L’evoluzione dell’associazione

Negli anni successivi l’associazione si trasformò in un organismo complesso, capace di generare: Era un sistema aperto, in continuo scambio attivo con il territorio dei Castelli Romani. Io portai ciò che avevo imparato nella vita: la capacità di osservare, modellare, costruire sistemi.