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“Tutor amico”
(David Salvi) - Capita, talvolta, che l’allievo in
situazioni di disagio venga mal tollerato perché disturba il resto della
scolaresca. Ciò non avverrebbe se i compagni di classe fossero
sensibilizzati alla cultura dell’accoglienza del più debole. Sarebbe
auspicabile che i ragazzi normodotati, nell’ambito della loro formazione,
imparassero a vivere consapevolmente il contatto con il più debole. La
scuola, unitamente alla famiglia, dovrebbe educare alla pazienza,
tolleranza, comprensione e accoglienza della diversità. La scuola è il
luogo adatto per vivere l’opportunità di un’esperienza profonda, completa
e unica come quella di aiutare un compagno in difficoltà, che, come tutti,
ha diritto ad un suo percorso, a crescere e formarsi insieme e in armonia
con gli altri, nell’ambiente che deve sentire amico. Tutti dovrebbero
assimilare la cultura dell’accoglienza: docenti curricculari, docenti di
sostegno, capi d’istituto, personale A.T.A., famiglie e... compagni di
scuola. In questo ambito collaborativo, la formazione degli studenti
normodotati può produrre una positività aggiuntiva: il compagno di scuola
che sappia esser “tutor amico” di chi è diverso.
Ciò si potrebbe realizzare attraverso un progetto di formazione degli
studenti, disponibili su base volontaria, da formare appositamente, in
modo qualificato. Lo studente potrebbe essere impegnato in diverse
situazioni di ausilio del portatore di handicap: dalla spiegazione
aggiuntiva di un compito scolastico all’uscita in compagnia per un
intrattenimento solitamente inaccessibile.
La ricchezza che deriverebbe da questo iniziale laboratorio di
socializzazione sarebbe positiva per tutti: lo studente, avendo esercitato
solidarietà, comprensione, accettazione dell’altro, si preparerebbe ad
essere, in futuro, un ottimo collega di lavoro, un buon vicino di casa, un
amico solidale. Il suo impegno, valutabile come credito formativo, avrebbe
anche l’effetto di coinvolgere la classe in una presa di coscienza e
collaborazione collettiva, similmente a come accade in situazioni di
leadership.
Lo studente “tutor amico” si raccorderebbe con il docente di sostegno e
potrebbe partecipare, quale componente di diritto, al consiglio di classe. |