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Sommario anno XIV numero 2 - febbraio 2005

 ATTUALITÀ E CULTURA

“Tutor amico”
(David Salvi) - Capita, talvolta, che l’allievo in situazioni di disagio venga mal tollerato perché disturba il resto della scolaresca. Ciò non avverrebbe se i compagni di classe fossero sensibilizzati alla cultura dell’accoglienza del più debole. Sarebbe auspicabile che i ragazzi normodotati, nell’ambito della loro formazione, imparassero a vivere consapevolmente il contatto con il più debole. La scuola, unitamente alla famiglia, dovrebbe educare alla pazienza, tolleranza, comprensione e accoglienza della diversità. La scuola è il luogo adatto per vivere l’opportunità di un’esperienza profonda, completa e unica come quella di aiutare un compagno in difficoltà, che, come tutti, ha diritto ad un suo percorso, a crescere e formarsi insieme e in armonia con gli altri, nell’ambiente che deve sentire amico. Tutti dovrebbero assimilare la cultura dell’accoglienza: docenti curricculari, docenti di sostegno, capi d’istituto, personale A.T.A., famiglie e... compagni di scuola. In questo ambito collaborativo, la formazione degli studenti normodotati può produrre una positività aggiuntiva: il compagno di scuola che sappia esser “tutor amico” di chi è diverso.
Ciò si potrebbe realizzare attraverso un progetto di formazione degli studenti, disponibili su base volontaria, da formare appositamente, in modo qualificato. Lo studente potrebbe essere impegnato in diverse situazioni di ausilio del portatore di handicap: dalla spiegazione aggiuntiva di un compito scolastico all’uscita in compagnia per un intrattenimento solitamente inaccessibile.
La ricchezza che deriverebbe da questo iniziale laboratorio di socializzazione sarebbe positiva per tutti: lo studente, avendo esercitato solidarietà, comprensione, accettazione dell’altro, si preparerebbe ad essere, in futuro, un ottimo collega di lavoro, un buon vicino di casa, un amico solidale. Il suo impegno, valutabile come credito formativo, avrebbe anche l’effetto di coinvolgere la classe in una presa di coscienza e collaborazione collettiva, similmente a come accade in situazioni di leadership.
Lo studente “tutor amico” si raccorderebbe con il docente di sostegno e potrebbe partecipare, quale componente di diritto, al consiglio di classe.

 ATTUALITÀ E CULTURA

Sommario anno XIV numero 2 - febbraio 2005