|
Acqua,
fiumi e monti assassini. Uomo innocente?
(Gelsino Martini) - L’estate della gran calura è
terminata. Il gran secco di misure continentali, le alte temperature sono
un ricordo, nonostante uno strascico estivo abbia invaso l’autunno. Le
notti insonni tra i sudori del letto sono archiviati nella stagione dei
record. È finita. O forse no, almeno per ciò che riguarda i record. Dal
gran secco ed i grandi incendi, alle piogge torrenziali. Ogni transito di
perturbazione un evento disastroso, dal nord al sud, centro est ovest ed
isole, fango, allagamenti, detriti, danni ambientali e, ancor più grave,
perdita di vite umane. Un caso della stagione insolita? Casualità o
cambio d’era terrestre? Madre natura ha veramente dimenticato i suoi
figli sulla crosta terrestre? Gli scienziati di tutto il mondo ne parlano,
discutono, organizzano convegni e studi. Tutti hanno ragione, nessuno è
in grado di dimostrare le teorie di cui è portatore.
Noi siamo dei normali
cittadini, viviamo il nostro territorio ne ricordiamo la morfologia del
‘900. Da una semplice passeggiata, che ognuno di noi può fare nel
proprio comune, vediamo i centri storici arroccati sulle pendici dei monti
o lungo crinali a strapiombo. Ci si è spesso chiesto come fanno ad essere
lì da millenni. Se fossimo più attenti nel vedere, ci si renderebbe
subito conto del rispetto dell’intervento umano nel costruire, seguendo
il naturale andamento del terreno senza compromettere la morfologia del
territorio circostante. Quest’atteggiamento di rispetto ha permesso
all’Uomo di vivere e colonizzare la terra nel tempo.
La tecnologia ha
sicuramente migliorato ìl tenore e le fatiche della vita umana. Un
utilizzo scorretto, senza tener conto delle più elementari regole
naturali, ha fatto sì che un normale acquazzone diventasse un
“assassino”.
Quest’impatto si
evidenzia dalle modifiche territoriali apportate ai nostri colli. Il
grande dominio del cemento, perpetrato negli ultimi 40 anni, c’illustra
un’immagine sbiadita priva di un rispetto elementare della formazione
naturale del territorio. Grandi ruspe hanno spazzato via intere colline,
divelto ed ostruiti gli sfoghi naturali delle acque (in dialetto i fossi),
asfaltato km di strade creando fiumi artificiali senza la cognizione degli
scoli delle acque con canali di raccolta, abbattuto la permeabilità del
terreno con ampi piazzali (anche nelle abitazioni), provocato incendi,
azzerato la coltivazione del territorio. Non ultima, ma fiore
all’occhiello, la lavorazione dei boschi, abbandonata e rimpiazzata
abbondantemente dall’abbandono di sacchetti per la spesa, divani per una
sosta, servizi igienici per un vivere più civile, autoricambi ed ogni
altro ben di Dio. Ebbene, tutto questo è il nostro territorio,
segretamente imbrattato dagli Svizzeri per il vanto del loro territorio più
pulito del nostro. Paradossalmente ci stiamo soffocando con le nostre
mani. La miopia delle nostre azioni è tale sino a che esse non si
riversano contro noi stessi. Sino ad allora ci sentiamo estranei e
semplici spettatori degli eventi di cui siamo testimoni. Non solo,
riteniamo che a noi non può succedere perché…, trovando spiegazioni
necessarie alla nostre esigenze. Dimentichiamo che il tempo non ha tempo,
e che ogni giorno un sasso cade e poi ancora un altro, finché un giorno
senza tempo l’acqua, i fiumi ed i monti assassini ci risvegliano da un
assurdo braccio di ferro con Madre natura. Anche in questo evento
troveremo una scusa plausibile alle nostre necessità, addossando colpe
agli organi amministrativi (i soliti Svizzeri che pensano ai fatti loro),
alla natura assassina, perpetrando negli errori che rifiutiamo di
comprendere. Ed allora Uomo, sei proprio innocente?
|