Liberiamoci dall’odio e dai fantasmi violenti della storia! (2001)

Il terrorismo folle e distruttivo colpisce "l’America".

di Armando Guidoni

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Non l’avremmo mai creduto possibile: il terrorismo folle e distruttivo colpisce "l’America" nei suoi simboli più forti e rappresentativi. Il World Trade Center e buona parte degli edifici circostanti, cuore di Manhattan, polverizzati al suolo; il Pentagono, sede superprotetta del potere militare, violato e sventrato; la Casa Bianca in pericolo ed evacuata. Migliaia e migliaia di morti innocenti in uno scenario che l’informazione "globale" ha rappresentato ed amplificato in tutte le case nella sua esplosiva e spettrale realtà.
Come si può, mi chiedo, avere un così terribile odio verso l’America e ciò che essa rappresenta? È sicuramente un odio profondo, che proviene da tempi remoti, racchiuso all’interno di ferite mai cicatrizzate. È un odio sordo, capace di organizzare un massacro terrificante ed indiscriminato, capace di generare, in chi lo detiene, una fredda volontà di morire mirando, nel contempo, a provocare un’apocalisse.
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L’odio per l’America e per i suoi simboli non ha però impedito ai terroristi il ricorso alle sue tecnologie. Un manipolo di "votati alla morte", armati di pochi coltelli, utilizza, come un judoka, la potenza del "nemico" per farlo cadere in ginocchio. Questa gente ha usato la tecnologia della superpotenza degli americani per ritorcerla contro loro stessi: ha imparato ad usare la rete Internet per trarre da essa alcune delle informazioni necessarie all’azione, per creare poi in essa un breveblack out, sufficiente però per disorientare i controlli; ha appreso dagli americani, usando i loro istruttori ed i loro simulatori di volo, la destrezza necessaria per guidare un velivolo civile a reazione e puntarlo con precisione, come se fosse un missile ad alto potenziale, su un obiettivo prestabilito.
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Ed ecco che nelle nostre menti si materializza una nuova forma di guerra che potrebbe "riempire" il nostro futuro immaginato. Una guerra senza un avversario facilmente individuabile, senza eserciti contrapposti, senza dichiarazioni di guerra enunciate da governi, senza un nemico evidente, senza un luogo definito per lo scontro, senza la conoscenza dell’arma che sarà usata. Da oggi abbiamo la consapevolezza che il terrorismo è il nuovo nemico e come tale va combattuto e sconfitto.
Ma come va combattuto? Bisogna colpire in maniera indiscriminata e con violenza inaudita, come suggeriscono migliaia di cittadini del mondo? Ecco, ad esempio, cosa suggerisce un anonimo Diabolik in un Forum pubblico in Internet (e non è un messaggio isolato!):

Autore: Diabolik (62.110.86.—) Data:   13-09-01 14:46
"… lavoro di intelligence più ponderato e accurato possibile, senza badare a spese né a tempistiche, in modo da assicurarsi di non aggiungere vittime innocenti ad altre vittime innocenti, ma dopo ......... Apocalisse! Colpire senza pietà alcuna e con tutti i mezzi a disposizione, ARMI NUCLEARI COMPRESE. Cambiare le carte geografiche, se necessario. A nessuno deve più venire in mente una cosa simile. Nessuno deve più pensarci, neanche tra 1000 anni, senza tremare o essere preso per pazzo suicida da chiunque si trovi a tiro di voce. Non dico che non abbiano le loro ragioni, questo no, e in molti le hanno esposte meglio di quanto potessi mai fare io. Ma, che ci piaccia o no, lo stato attuale delle cose a questo punto è ........ O NOI O LORO".

Come si può pensare di usare armi terribili senza aggiungere vittime innocenti? Anche se si conoscesse con certezza il "santuario" dove si nascondono i terroristi, si può essere certi che tutti coloro che vivono nei dintorni del "santuario" debbano essere considerati alla stregua dei colpevoli accertati?
L’esito di una siffatta mobilitazione "di guerra" antiterrorismo potrebbe produrre una versione aggiornata dello "scontro fra civiltà" che, come un fantasma sinistro, ha contrassegnato ed accompagnato continuamente la storia dell’uomo e che riaffiora anche in questa occasione. In questa storia si è sempre vissuta la contrapposizione di "mondi diversi", di culture diverse, di religioni diverse, alimentata da odio e violenza e generante altro odio ed altra violenza (vedi le recenti guerre cruente e fratricide nell’area balcanica). Si sono sempre vissute esperienze in cui "i padroni del mondo" non hanno mai avuto l’umiltà di cercare di essere giusti, di agire senza discriminazioni quando si dispensa benessere, di agire con discriminazione quando si vuole colpire.
Un’inversione di tendenza sembra impossibile, e chi si azzarda ad ipotizzare un cambiamento dell’atteggiamento dell’uomo viene tacciato di voler perseguire un’utopia irraggiungibile.
Io vorrei, a questo punto, citare una frase di Michail Bakunin che disse: "L’Utopia non è l’irrealizzabile ma l’irrealizzato". D’altro canto, anche Albert Camus, pur forte nelle sue posizioni iperrealiste, è giunto a pronunciare la seguente frase: "Siate realisti, domandate l’impossibile". Egli, pur descrivendo, nei suoi scritti (vedi il suo libro Lo straniero), una vita in cui esiste solo "il presente", dove passato e futuro non hanno senso e quindi non hanno senso neanche le speranze alle quali si aggrappano gli uomini, quando descrive la poesia, dichiara che il "momento poetico" dell’uomo è un modo per accettare, credere che ci sia una risposta al nostro desiderio di impossibile. Allora perché non proviamo ad unire le due teorie? Perché non proviamo qualche volta a "volare" pensando all’impossibile pur restando vincolati ad un presente che ci consente di mettere in pratica una scena alla volta, in una sequenzialità che comunque, nel suo lento movimento, può tendere verso l’utopia?
Il meccanismo con il quale nell’uomo è gestito il presente è semplice. Nella mente convivono, tra l’altro, due scene: la ricostruzione immaginativa del presente e l’immaginazione di un futuro desiderato. Tra queste due scene "nasce" un "filmato" che le "cuce" in una sequenza che rappresenta una vera e propria "storia virtuale".
Le convulsioni di violenza, in genere, provengono da evocazioni della mente nella quale è molto facile che "si crei" la giustificazione di un’aberrazione per poi "sposarla" immediatamente e quindi metterla in atto.
Datemi un modello di riferimento da emulare nel quale, per raggiungere l’obiettivo finale (che ormai è il mio desiderio indotto), devo necessariamente passare attraverso azioni di violenza ed io lo farò. Date loro una speranza e vi seguiranno ciecamente, anche attraverso l’occasione di un massacro.
Ciò significa che, potenzialmente, da ogni uomo possono nascere rigurgiti di odio e violenza. Uno degli elementi fondamentali che sicuramente guida le azioni dell’uomo risulta essere, quindi, il modello di riferimento (obiettivo finale) che è presentato dalla società. Basterebbe modificare il modello per modificare di conseguenza i desideri e ridurre le aberrazioni della mente.
Ed i modelli che sinora la società occidentale ha proposto si basano su un uomo che si identifica non in ciò che è ma in ciò che ha. E mentre si sforza nel tentativo di accumulare sempre di più, riesce appena a percepire (per poi dimenticare subito dopo) le sofferenze della gran parte dell’Umanità che vive dall’altra parte di una sorta di schermo trasparente, e pensa che esso possa essere sufficiente a proteggerlo dalle pressioni di coloro che vorrebbero entrare da protagonisti nella commedia umana.
Questa tragedia provocata dall’odio e dalla violenza ci fa scoprire, però, tutta la nostra vulnerabilità; ci fa capire quanto sia fragile la base che sostiene la nostra tranquillità e quanto sia sempre più necessario tentare di cambiare. Ora ci si accorge che il mondo che ci ospita è fragile, disintegrato, in preda a una costante tensione, fisica e spirituale, e le persone che lo abitano sono tutte diffidenti, lontane, indifferenti o addirittura opportuniste, come coloro che, sgomitando fra le grida di orrore, sfruttano anche gli eventi che stiamo vivendo in questi giorni. Nel sito de "La Repubblica" il giorno dopo l’evento si è potuto leggere, infatti, quanto segue:

New York, 12 settembre: Un videogame per difendere le Torri
Sono passate poche ore dalla tragedia che ha colpito gli Usa, ed è già nato un videogame dedicato alle Torri Gemelle abbattute dai terroristi a New York. Si tratta di difendere le ‘Twin Towers’ cliccando sugli aerei che compaiono sullo screen del sito....(Men).

New York, 12 settembre: In vendita on line i resti delle Torri
Sono appena passate 24 ore dalla tragedia del World Trade Center e già i resti delle Torri gemelle sono diventati oggetti da collezione. Dopo il crollo, su alcuni siti Internet è lievitato il prezzo di oggetti che avevano a che fare con il Wtc. Non solo: su alcuni siti, poche ore dopo gli attentati, sono arrivate offerte di vendita di resti delle due torri crollate o di memorabilia dei grattacieli. Alcuni siti specializzati nelle aste avevano in elenco un disegno del Centro che ieri mattina costava 5 dollari ed è balzato, alle 3 del pomeriggio ora americana, a 250 dollari. I memorabilia all’asta vanno aumentando di ora in ora. (Men)

Fortunatamente, non tutti gli uomini sono guidati dal profitto e dalla sopraffazione, come dimostra l’appello lanciato dal Dalai Lama, premio Nobel per la pace nel 1989, il giorno dopo gli attentati affinché gli Stati Uniti non intraprendano alcun atto di ritorsione: "Posso sembrare presuntuoso, ma credo che abbiamo bisogno di riflettere se un’azione violenta di ritorsione sia la cosa giusta da fare, nell’interesse della nazione: la violenza chiama violenza". Il leader tibetano ha poi espresso la sua fiducia che gli Stati Uniti saranno in grado di superare questa tragedia: "Il popolo americano ha mostrato altre volte la sua risolutezza, il coraggio e la determinazione nell’affrontare situazione gravi come questa".
L’11 settembre 2001 è cominciata una nuova era. Dobbiamo viverla facendo uno sforzo di elaborazione, di pensiero, rimettendo in discussione ciò che accompagna abitualmente le nostre vite.
Il potere esercitato quotidianamente all’interno di un sistema di certezze è stato distrutto.
Non è sufficiente rispondere con la violenza ad un atto di violenza poiché si genererebbe una spirale di violenza. Occorre eliminare l’idea della violenza e non gli attori che la praticano.

"Liberiamoci dall’odio e dai fantasmi violenti della storia!"