Il “Teatro di Roma” al Teatro Romano di Tuscolo (2004)
di Armando Guidoni
Lo scorso anno fu proprio il Maestro che - con i frammenti delleMemorie di Adriano, regia di Maurizio Scaparro, tratto dall’omonimo romanzo di Margherite Yourcenar - “riaprì” il teatro romano. In quell’occasione dichiarò che “Aprire un teatro è come aprire uno spazio di civiltà, è come aprire una nuova via di cultura e di comunicazione fra gli uomini”. E quest’anno, sempre lui, ha mantenuto la promessa allora fatta di “rianimarlo”.
Questo sito si conferma, dunque, la terza struttura archeologica fuori Roma che ospita spettacoli, dopo i teatri di Ostia Antica e di Villa Adriana a Tivoli. Prima della rappresentazione, la Comunità Montana ha conferito la cittadinanza onoraria dei Castelli Romani e Prenestini a Giorgio Albertazzi e Maurizio Scaparro, per esprimere la propria riconoscenza alla collaborazione prestata all’inaugurazione del teatro dello scorso anno.
Un grande evento, un grande risultato ottenuto dall’XI Comunità Montana che ha promosso e organizzato la serata con il patrocinio della Regione Lazio e della Provincia di Roma. La realizzazione dell’evento, voluto dal presidente Giuseppe de Righi, è stata curata dall’assessore alle politiche archeologiche Franco Belleggia e organizzato da Salvatore Aricò.
Ispirato all’opera di Cicerone, illustre personaggio dell’antichità che a lungo visse presso la città di Tuscolo, “Cicerone, la lingua pugnalata” è una straordinaria sperimentazione linguistica in una straordinaria rappresentazione scenica. I giovani attori e drammaturghi hanno seguito un itinerario nel quale, studiando Cicerone ed elaborandone i testi, studiando antiche fonti biografiche, sono riusciti a penetrare il pensiero dei protagonisti e si sono trovati a “scivolare” all’interno dei personaggi e a giungere, quasi spontaneamente, al punto d´arrivo di questo percorso: il copione!
La città dimenticata di Tusculum, la città fantasma, sembra riemergere dal suo sonno… i personaggi iniziano a ricordare il loro passato roteando i pensieri in una sequenza asfissiante di piani narrativi e stili linguistici. Tirone ascolta e inizia a comporre domande sempre più precise, quasi nel tentativo di ricostruire e far riemergere l´immagine di una figura - quella di Cicerone - che, in modo pirandelliano, chiede lei stessa di essere rappresentata, di tornare a rivivere fra quelle pietre attraverso la magica immedesimazione dei sette turisti nei sette personaggi che hanno vissuto allora e che hanno accompagnato, osservato o anche determinato la sua efferata uccisione. Attraverso i dialoghi si stagliano netti i temi legati alla morte, al dolore, alla tristezza, ai turbamenti dell’animo e della virtù come garanzia della felicità.
Uno spettacolo sprizzante originalità e intelligenza espressiva.
Uno spettacolo intriso di cultura.
Uno spettacolo che fa riflettere.
Uno spettacolo da vedere.