Il “Teatro di Roma” al Teatro Romano di Tuscolo (2004)

di Armando Guidoni

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Ancora una magica serata! Immersi in un clima “frizzantino”, circa 450 spettatori hanno assistito alla “prima” mondiale dello spettacolo “Cicerone, la lingua pugnalata” che ha concluso il laboratorio di scrittura scenica condotto da Sergio Basile e Andrea di Bari, ideato dal direttore del Teatro di Roma, Giorgio Albertazzi. Il progetto del Maestro, con la regia di Andrea Di Bari e l’interpretazione magistrale di Sergio Basile e degli undici giovani attori che hanno partecipato al laboratorio, ha debuttato martedì 27 luglio al teatro romano della Città diTusculum, che rivive gli antichi fasti imperiali recuperando la sua primaria funzione di cavea per le rappresentazioni teatrali.
Lo scorso anno fu proprio il Maestro che - con i frammenti delleMemorie di Adriano, regia di Maurizio Scaparro, tratto dall’omonimo romanzo di Margherite Yourcenar - “riaprì” il teatro romano. In quell’occasione dichiarò che “Aprire un teatro è come aprire uno spazio di civiltà, è come aprire una nuova via di cultura e di comunicazione fra gli uomini”. E quest’anno, sempre lui, ha mantenuto la promessa allora fatta di “rianimarlo”.
Questo sito si conferma, dunque, la terza struttura archeologica fuori Roma che ospita spettacoli, dopo i teatri di Ostia Antica e di Villa Adriana a Tivoli. Prima della rappresentazione, la Comunità Montana ha conferito la cittadinanza onoraria dei Castelli Romani e Prenestini a Giorgio Albertazzi e Maurizio Scaparro, per esprimere la propria riconoscenza alla collaborazione prestata all’inaugurazione del teatro dello scorso anno.
Un grande evento, un grande risultato ottenuto dall’XI Comunità Montana che ha promosso e organizzato la serata con il patrocinio della Regione Lazio e della Provincia di Roma. La realizzazione dell’evento, voluto dal presidente Giuseppe de Righi, è stata curata dall’assessore alle politiche archeologiche Franco Belleggia e organizzato da Salvatore Aricò.
Ispirato all’opera di Cicerone, illustre personaggio dell’antichità che a lungo visse presso la città di Tuscolo, “Cicerone, la lingua pugnalata” è una straordinaria sperimentazione linguistica in una straordinaria rappresentazione scenica. I giovani attori e drammaturghi hanno seguito un itinerario nel quale, studiando Cicerone ed elaborandone i testi, studiando antiche fonti biografiche, sono riusciti a penetrare il pensiero dei protagonisti e si sono trovati a “scivolare” all’interno dei personaggi e a giungere, quasi spontaneamente, al punto d´arrivo di questo percorso: il copione!
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Lo spettacolo vive dinamicamente nello spazio della scena del teatro romano il cui sito archeologico diviene scenario effettivo, collegato realmente alla figura ideale di Cicerone, che qui certamente è passato. Il Custode del sito è un certo Tirone, lo stesso nome del liberto segretario particolare del grande oratore. Giunge un gruppo di sette turisti. La magia del luogo, rappresentata figurativamente da una strana macchina sonora nel cui interno vivono, immerse nell’acqua, quattro magiche figure femminili, riesce ad esprimere una forza evocatrice. I turisti vengono avvolti in un gioco in cui ognuno di essi si trova immerso in un personaggio che ha, nella realtà antica, frequentato, amato, odiato, ucciso Cicerone.
La città dimenticata di Tusculum, la città fantasma, sembra riemergere dal suo sonno… i personaggi iniziano a ricordare il loro passato roteando i pensieri in una sequenza asfissiante di piani narrativi e stili linguistici. Tirone ascolta e inizia a comporre domande sempre più precise, quasi nel tentativo di ricostruire e far riemergere l´immagine di una figura - quella di Cicerone - che, in modo pirandelliano, chiede lei stessa di essere rappresentata, di tornare a rivivere fra quelle pietre attraverso la magica immedesimazione dei sette turisti nei sette personaggi che hanno vissuto allora e che hanno accompagnato, osservato o anche determinato la sua efferata uccisione. Attraverso i dialoghi si stagliano netti i temi legati alla morte, al dolore, alla tristezza, ai turbamenti dell’animo e della virtù come garanzia della felicità.
Uno spettacolo sprizzante originalità e intelligenza espressiva.
Uno spettacolo intriso di cultura.
Uno spettacolo che fa riflettere.
Uno spettacolo da vedere.