H2 Roma 2005 - “Il punto di vista della ricerca” (2005)

di Armando Guidoni

È possibile realizzare una società No Oil? Si può ipotizzare che questo è il nostro desiderio e che, in un futuro più o meno lontano, potremo ridurre e forse fare addirittura a meno dei combustibili fossili? Questo è il tema di fondo del quarto appuntamento H2Roma 2005 promosso nuovamente da ITAE-CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), ENEA (Ente per le Nuove Tecnologie, l’Energia e l’Ambiente), CIRPS-Università  “La Sapienza” (Centro Interuniversitario di ricerca per lo Sviluppo sostenibile), Patrocinato dal Ministero dell’Ambiente, Regione Lazio e Comune di Roma e condotto brillantemente dal Coordinatore Scientifico Fabio Orecchini.

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Fabio Orecchini.

Nella seconda giornata dell’evento è confermato il generale interesse per il tema: “Il punto di vista della ricerca”. Sono presenti il mondo dell’industria - che nella giornata precedente ha dibattuto il tema della mobilità -, il mondo dei giovani - con la partecipazione di alcune Scuole Medie Superiori di Roma -, il mondo della scienza - che oggi mostra i risultati ottenuti, le sfide ed i progetti in corso, le opportunità da cogliere per lo sviluppo del nostro paese -, il mondo politico - con esponenti del Ministero dell’Ambiente, assessori regionali e comunali e rappresentanti del Parlamento -, il mondo dell’informazione - con autorevoli testate giornalistiche e televisive -.

Dal mondo politico emerge chiara la consapevolezza che in questa tematica, che tocca tutti i cittadini, il mondo della ricerca è in grado di dare risposte concrete. Negli anni novanta, fino al 2003 c’è stata una riduzione degli inquinanti immessi nell’atmosfera dalle attività industriali e civili e anche di particolati (polveri sottili responsabili di gravi problemi alle vie respiratorie), ma non è sufficiente. Occorre un’inversione di tendenza, soprattutto per quanto riguarda la modalità di produzione energetica con l’intento di costruire un sistema energetico davvero sostenibile. Le sorgenti energetiche più distribuite nel mondo sono il carbone e le fonti rinnovabili (solare, eolico, biomasse, geotermia, ecc.). Il carbone non l’abbiamo, ma le rinnovabili (che non finiscono mai) le abbiamo! L’uso di fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica e la produzione, con essa, di idrogeno da usare in maniera distribuita e nei consumi domestici sembra essere la soluzione ideale all’inquinamento. Ma le energie rinnovabili sono certamente più costose rispetto a quelle convenzionali (da 2 a 10 volte) e quindi non sostenibili in termini di economia globale. Dobbiamo, allora, pensare al futuro (non molto lontano) e sviluppare nuove conoscenze sulla nuova filiera tecnologica dell’idrogeno. È vero che le energie rinnovabili costano da 2 a 10 volte di più rispetto al petrolio, ma è anche vero che, se investiamo ora, ci troveremo pronti allorché il petrolio, pur essendo ancora disponibile, aumenterà il suo costo, o perché si sta individuando l’esaurimento delle sue fonti nel mondo, o perché si potrebbe entrare in una crisi globale più forte di quelle già vissute finora (ed è molto probabile che ciò avvenga).

Un sostegno al progetto Idrogeno potrebbe arrivare anche dall’Europa. Il prof. Luigi Paganetto, Commissario straordinario dell’ENEA, ha sottolineato l’idea che: “Bisogna far riferimento all’Europa che ha lanciato la piattaforma tecnologica su Idrogeno e celle a combustibile. L’Europa ha un progetto che riguarda sia la tecnologia che il sistema degli incentivi per sostenere il progetto Idrogeno attraverso il settore pubblico e privato, con la partecipazione delle istituzioni finanziarie. Anche i fondi strutturali europei possono sostenere le energie rinnovabili e l’impiego dell’idrogeno.” Ed ecco che emerge l’idea di investire fondi, di dare un sostegno alla ricerca! Ma l’esperienza che il mondo scientifico sta attraversando da molti anni è estremamente negativa. Anche se i politici continuano a dichiarare che “il mondo della ricerca è in grado di dare risposte concrete”, ci troviamo avvolti dalla drammatica caduta della nostra capacità tecnologica rispetto agli altri paesi industrializzati dovuta alla drammatica diminuzione degli investimenti pubblici e privati destinati alla Ricerca e Sviluppo. Ci troviamo impantanati in una serie di pastoie burocratiche che, ad esempio, hanno fatto partire solo a Luglio 2005 il Fondo Integrativo Speciale per la Ricerca relativo al progetto Idrogeno! E pensare che il progetto fu proposto nel 2001! Le istituzioni non solo non finanziano adeguatamente i progetti di ricerca, ma quando lo fanno, gli interventi sono talmente differiti che un “progetto innovativo” si è trasformato in “progetto inutile” perché altri paesi, pur partendo molto in ritardo rispetto a noi, ci hanno sorpassato!

Restando nell’ambito del problema legato alla mobilità, si può dire certamente che la quota energetica usata per il trasporto è elevata e che non si sono ancora individuati elementi pratici che possano ridurre il trasporto privato e pubblico ed il conseguente rischio ambientale legato all’inquinamento nei centri abitati. L’utilizzo dell’idrogeno è una soluzione praticabile. Ed il fatto di vedere uniti in un tavolo di concertazione i soggetti necessari al processo - istituzioni, ricerca scientifica e tecnologica, imprese - rappresenta un positivo punto di partenza che risveglia la sensibilità generale. Questo punto è stato sottolineato anche da un sondaggio realizzato dalla rivista Quattroruote sul “grado di consapevolezza” dell’idrogeno come fonte energetica per il trasporto. È risultato un livello molto alto di conoscenza. Non è vero, ad esempio, che il pubblico voglia dai costruttori di vetture macchine più grandi, con prestazioni sempre più elevate, ottenendo come risultato macchine più pesanti (più consumo di carburante), ma è vero che la gran parte delle persone desidererebbe un’inversione di tendenza, vorrebbe condividere questa innovazione, vorrebbe diventare testimone di questa evoluzione.