Terzo Concorso di Poesia “Alfredo Michetti” (2003)
di Armando Guidoni
Alla giuria va la nostra gratitudine per il lavoro svolto, faticoso ancorché piacevole, nella lettura e valutazione, assolutamente personale, di tutte le opere presentate.
I componenti della giuria sono stati: Rosalma Salina Borrello, Antonio Botticelli, Pietro Ciaravolo, Alessandro Di Manzano, Anna Maria Di Massimo, Sergio Maria Faini.
I ragazzi si sono espressi con una forma poetica diversificata e, a mio giudizio, sono emersi quei ragazzi che non si sono limitati a descrivere l’ambiente in cui vivono ma che hanno descritto il loro profondo sentire interno, le proprie emozioni, che rispondono, in questo caso, allo stimolo esterno della musica e del linguaggio semplice.
Per ogni poesia, la media dei giudizi personali dei giurati ha determinato la graduatoria complessiva dalla quale sono emersi i tre vincitori assoluti, il vincitore del premio speciale aggiunto e i tredici “migliori poeti in erba”, uno per ogni Istituto. Ad ogni premiato è stata consegnata una targa ed i seguenti premi:
In tema di ringraziamenti, esprimo la gratitudine verso i Padri Carmelitani del Convento di San Silvestro che non rifiutano mai di ospitarci in questo luogo suggestivo colmo di storia e di spiritualità. Ringrazio i collaboratori che hanno lavorato per raggiungere questo obiettivo: Enzo Annino, Luigi Baldassarre, Mirco Buffi, Riccardo Faini, Franco Gattari, Mauro Luppino, Sivia Michetti, Tarquinio Minotti, Consuelo Zampetti. Ringrazio il Coro Polifonico Alessandro Moreschi diretto da Alessandro Borghi e il fisarmonicista Claudio Ginobi che hanno allietato il pubblico con un intermezzo musicale. Speriamo che questa attività, nel futuro, possa rappresentare il segno culturale che il Photo Club Controluce ed il paese di Monte Compatri vogliono dare in tutto il Comprensorio con il nome di uno degli artisti contemporanei più amati dai suoi paesani: Alfredo Michetti.
Le emozioni del pomeriggio
(Mauro Lodadio) - La poesia è forse l’artificio letterario più usato. Bambini, adulti, anziani, tutti si improvvisano poeti. È un modo per vedere dentro se stessi, per raccontare la realtà, per descrivere il mondo che ci circonda con le parole dell’anima. È il modo più semplice e nello stesso tempo più difficile per ritrarre i propri sentimenti. Si può scrivere attenendosi alla metrica, o si può scegliere un verso sciolto. Si punterà più alla melodia delle parole o alle suggestive figure retoriche. Metafore, allegorie, similitudini, tutte accrescono la potenza espressiva. La poesia deve saper scivolare via e nello stesso tempo suscitare emozioni, turbamento. Non c’è ordine di spazio, non esiste la lunghezza. Tutto si può esprimere in poche righe, perfino in una…
Come sarebbe semplice spiegare il tema del concorso, “musica e poesia”. La poesia è musica. Potremmo addirittura fermarci qui. Ma in questa gara, svoltasi all’Abbazia di San Silvestro a Monte Compatri, in questi 245 componimenti esaminati da una giuria adulta, i ragazzi delle scuole medie inferiori dei Castelli Romani, sono andati oltre. Sembra che siano quasi partiti da un presupposto: la poesia è ovunque, l’importante è accorgersene. La difficoltà sta nell’esprimerla. Partendo da una soggettività propria della giovinezza, hanno trovato questo legame inscindibile tra le note di un pentagramma, tra le fronde di un albero, nel richiamo di una madre. Anche un’esortazione ha trovato spazio: “…tutti i popoli del mondo si capiscono con la musica…”, non si direbbe in questo momento. Attraverso i mezzi della fantasia e della semplicità, sono riusciti a caricare d’emozione i propri lavori. La guerra la troviamo così in contrapposizione al concerto del vento, la cacofonia opposta alla soavità. E la musica che dà senso alla speranza… Fiducia, auspicio che “il mondo prima o poi cambierà”. Ma anche altri temi hanno trovato spazio, quasi a voler dire che la guerra non è che inquietudine, angoscia e tensione. Il mare, la forza delle onde, l’armonia della voce. In tutto ciò che vediamo troviamo il binomio musica-poesia, rumore-silenzio. Tutto è trascrivibile, tutto è descrivibile. I ragazzi ci hanno insegnato ancora una volta a guardarci intorno, ad aprire gli occhi.
La lettura da parte dello scrittore delle sue stesse poesie, ha poi dato alla manifestazione effervescenza e intimità. Timidezza e passione hanno contrassegnato questi particolari istanti. L’individualità è diventata così condivisione. Era bello vedere famiglie riunite, ragazzi gioiosi in vista di un semplice riconoscimento, nonni sorridenti accanto ai propri nipotini. Anche il richiamo di un bimbo si faceva dolce, diventava musica. Tutti aspettavano una foto ricordo nel sorriso e nell’allegria. Del resto “…se cerchi l’armonia devi farla in compagnia…”. Potrebbe diventare uno slogan alla luce dei tempi.
La sensibilità fra l’adolescenza e la maturità è sempre cresciuta. Ma mai come ora hanno espresso attraverso le parole, esperienze, emozioni e sentimenti che sono nello stesso tempo personali e comuni a tutti gli uomini. Sono riusciti a stabilire un rapporto diretto tra loro stessi e i lettori, coinvolgendo quest’ultimi, facendo loro rivivere esperienze e stimolandoli a riflettere. Non è vero che i ragazzi parlano un linguaggio diverso. Bisogna saperli ascoltare, bisogna stimolarli e “capirli tra le righe”. Come sarebbe bello se pensassimo, ascoltassimo e vedessimo con gli occhi dei più giovani… La nuova generazione è pronta a darci una mano. Tendiamogliela.
Le prime poesie classificate
I rumori nel mondo son tanti,
uno prevale:
l’orribile frastuono dell’odio.
Missili sibilanti. Esplosioni e boati.
Scariche di mitragliette folgoranti.
Cigolii di carri armati. Crolli di palazzi,
colpiti e devastati.
Urla di madri straziate
che vedono figli soldati
costretti alla morte ripugnante.
Cacofonie sgradevoli di voci e strumenti in disaccordo.
Fastidiosi molesti incomprensibili,
con tracotanza s’impongono
e calpestano l’opera costruita dalla civiltà.
Il mio cuore è trafitto
da spade incandescenti,
le mani premono sull’orecchio
che rifiuta l’ascolto.
Ma c’è il concerto del vento
che soffia tra le foglie,
l’armonioso bianco silenzio della neve
che scende sui campi e sui tetti,
la melodia dei voli
che si rincorrono nel cielo,
il calpestio sulla guazza nella macchia,
il maestoso fragore delle onde
che abbracciano la roccia assolata:
accordi melodiosi di strumenti
che mi sono stati dati
all’inizio del mondo.
E allora il mio cuore si riempie
di un’orchestra straripante di suoni
che piacevolmente mi avvolgono.
Fino a quando?
Fino a quando ascolterò
la voce di mia madre,
il richiamo dell’amico,
la melodia della terra e del cielo,
l’impercettibile sussurro della speranza?
Ilaria Camponeschi (Monte Compatri)
L’albero (seconda classificata)
Suoni di foglie addormentate fluttuano
fra i miei pensieri.
Sussurri in una lingua obliata
vagano per la mia mente.
Stelle bianche gocciolano da gemme
verdi.
Rami scuri tendono le dita verso il cielo.
E io sono tra quei rami ad accorgermi
Dell’impercettibile evolversi della vita.
Cira Sutera (Monte Porzio Catone)
Musica (terza classificata)
All’inizio era il silenzio.
Poi il vento passò tra le canne
E il suo soffio diventò melodia
Sulla spiaggia risuonarono
le onde del mare
E il rombo del tuono squarciò il cielo.
E l’uomo che era stato ad ascoltare
A questi suoni
Aggiunse il suo canto
Maria Caturelli (Monte Compatri)
Il suono del vento tra gli alberi(premio speciale)
Il suono del vento che passa tra gli alberi
arriva piano piano.
Sopra di me una leggera brezza
porta con il suo fruscio dolci note
che parlano di accordi di suoni e
strumenti.
E’ un aria che attraversa tutto il mondo,
è la musica, dolce melodia.
Ma se ti fermi ad ascoltarla
potrai sentire altre voci
che fanno poesia.
Sono le voci che escono dal cuore
dei bambini e dei poeti,
portate dal vento,
profumo delle foglie sparso nell’aria.
Se le metti insieme
si diffonderà l’armonia
che metterà ali al cuore.
Lo porterà lontano al di sopra delle differenze
e dei confini, senza ostacoli,
perché voli in alto al di sopra di città e montagne,
superi le barriere fino a diventare immortale.
E il tuo cuore apparterrà all’universo.
Amanda Picchio (Monte Compatri)