Anniversario del bombardamento dell’8 settembre del 1943 a Frascati (2005)
di Armando GuidoniAnche se sono passati ormai 62 anni da quel giorno, il pensiero di ognuno di noi si vela di tristezza al ricordo delle centinaia di povere vittime di quel tremendo bombardamento dell’8 settembre 1943 che colpì e distrusse la città di Frascati. Questi eventi appartengono ormai alla storia della cittadina castellana che diede così il suo contributo di dolore, di lacrime e di sangue alla tragica - frutto dell’umana stoltezza - vicenda del secondo conflitto mondiale.
Gli angloamericani erano sbarcati in Sicilia tra il 9-10 luglio e, dopo aver attraversato il 17 agosto lo stretto di Messina, stavano avanzando su per le strade calabre verso Basilicata e Campania contrastati dalle forze militari tedesche ed italiane.
A mezzogiorno dell’8 settembre (dopo ben cinque giorni dalla firma dell’armistizio che segretamente era stato firmato a Cassibile con le forze alleate) 130 fortezze volanti B17 e B24-Liberator (quadrimotori americani) bombardarono Frascati. Per ben due ore le ondate degli stormi dei bombardieri si susseguirono. L’obiettivo dell’azione era di colpire il Comando supremo Tedesco per il Mediterraneo che era insediato fin dal 1941 nella Villa Torlonia. Alla fine dell’azione, i morti tra i civili furono almeno 500. Villa Torlonia fu centrata da una bomba, ma il comandante in capo tedesco Albert Kesserling non fu colpito ed i servizi per le telecomunicazioni - i più importanti della Wehrmact in Italia - rimasero intatti. Kesserling potrà poi comunque dirigere con efficienza l’operazione “Alarico”, un piano di occupazione militare del nostro Paese nonché di attacco a tutte le nostre truppe, sia a quelle che si trovavano nel territorio italiano sia a quelle che si trovavano nei fronti europei (Jugoslavia, Grecia, Albania, Dodecanneso…)
Alle 16.30 dello stesso giorno Eisenhower, comandante alleato dello scacchiere del Mediterraneo, annuncia da Radio Algeri che l’Italia si è arresa senza condizioni (notizia riportata mezz’ora prima dall’agenzia Reuter).
Alle 19.45 le stazioni radiofoniche dell’EIAR diffondono da Roma la riproduzione di un disco con la voce incisa dal maresciallo Pietro Badoglio, capo del governo, che annuncia l’armistizio e ordina di cessare le ostilità contro le forze angloamericane, ma di reagire ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza. La città fu poi liberata il 3 giugno 1944.
Le celebrazioni del 62° anniversario del bombardamento dell’8 settembre del 1943 vedranno ospite la città martire di Mostar, anch’essa in gran parte sconvolta e distrutta durante la guerra che ha contrapposto la Serbia e la Croazia e gli altri stati della ex Jugoslavia. L’Amministrazione comunale getta così un altro ponte di solidarietà con quanti hanno dovuto subire il dolore e la tragedia della guerra. La solidarietà è ancor più qualificata, visto che lo Stari Most (Vecchio Ponte) di Mostar abbattuto il 9 novembre del 1993 durante il conflitto etnico serbo-bosniaco degli anni 90 rappresentava simbolicamente il collegamento fra due civiltà diverse poste sulle due rive della Neretva poiché mescolava nelle tecniche di costruzione usate le esperienze occidentali e quelle orientali. Ora il ponte è ricostruito e rappresenta la riconciliazione in Bosnia Erzegovina.
Il programma delle celebrazioni sarà molto intenso. Mercoledì 7 settembre alle 18 nella Corte di Palazzo Marconi si inaugurerà una lapide in memoria dei coniugi Ragionieri che saranno poi commemorati nell’Auditorium delle Scuderie Aldobrandini. Clelia Casolino, cittadina di Frascati, e suo marito Alberto Ragionieri, furono entrambi insigniti dell’onorificenza di “Giusti fra le Nazioni”, il più alto riconoscimento nel mondo ebraico, per aver salvato ebrei perseguitati durante il periodo dell’occupazione nazista, rischiando la vita e quella dei propri cari. Giovedì 8 settembre, inoltre, sei giovani artisti della Bosnia Erzegovina, che fanno parte della delegazione di Mostar, esporranno nelle Scuderie Aldobrandini del Comune di Frascati le loro opere per una mostra di alto profilo simbolico e culturale.