Albertazzi “riapre” il Teatro della Città di Tusculum (2003)

di Armando Guidoni

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Una magica serata, con un clima “frizzantino” (come ha detto testualmente Giorgio Albertazzi), ha contribuito a rendere ancora più piacevole uno degli eventi culturali più significativi di questa stagione estiva dei Castelli Romani. La XI Comunità Montana del Lazio Castelli Romani e Prenestini ha voluto “riaprire”, a 2100 anni dalla sua fondazione, il Teatro della Città di Tusculum che rivive, dunque, gli antichi fasti imperiali, recuperando la sua primaria funzione di cavea per le rappresentazioni teatrali.
Venerdì 5 settembre, nella splendida cornice del sito archeologico di Tuscolo, Giorgio Albertazzi è stato protagonista delleMemorie di Adriano, regia di Maurizio Scaparro, tratto dall’omonimo romanzo di Margherite Yourcenar. La scrittrice ha cercato di rievocare, in questo lavoro, il pensiero di Publio Elio Adriano, un imperatore romano singolare perché amante della pace, delle scienze e delle arti. Egli stesso era poeta, artista e soprattutto architetto. Suoi questi celebri versi che hanno fatto vibrare di emozione tutti i presenti quando sono stati declamati dal grande Albertazzi:

Animula vagula, blandula, hospes comesque corporis quae nunc abibis in loca pallidula, rigida, nudula, nec, ut soles, dabis iocos. Piccola anima smarrita e soave, ospite e compagna del corpo, che ora ti appresti a scendere in luoghi incolori, freddi, spogli, mai più ti abbandonerai ai giochi preferiti.

Vi è mai capitato di dire, di fronte ad un’esperienza emozionale: peccato che non potrò mai più “provarla” per la prima volta? Ebbene, questo mi è capitato iersera! La poesia e la dolcezza dello spirito di Adriano, raccontata da una scrittrice estremamente sensibile, in un sito pieno di storia, con un pubblico attento e in religioso silenzio hanno fornito l’humus più adatto per coltivare un momento artistico eccezionale nell’assoluto “silenzio dell’animo”, lontano dalla folla rumorosa, lontano dai rumori del nostro tempo. Ci siamo immersi in un “mondo gentile”. Un mondo che forse esiste ancora. Un mondo che, anche se capace di esprimere asprezze eccessive, mantiene sempre la capacità di esprimere anche una dolcissima gentilezza e un infinito amore. Il vecchio Adriano è rappresentato come una figura affascinante che riflette sulla sua vita, senza fretta, senza affanni, con serenità: “E chi dice morte esprime anche quel mondo misterioso al quale forse, per suo mezzo si accede”. Egli si conduce a costruire, su questo tema, le sue conclusioni, sempre legate in un rapporto umano indissolubile con i suoi amori, i suoi amici, i suoi nemici. Adriano “si sentiva responsabile delle bellezze del mondo” e non poteva, quindi, utilizzare il suo potere per una crescita personale, ma a beneficio di una collettività (come sarebbe bello se ancor oggi ci fosse qualcuno capace di applicare questi pensieri!).
Circa 600 spettatori hanno partecipato emozionati alla prestazione artistica del grandissimo Giorgio Albertazzi facendo attenzione a non disturbare, neanche con il respiro, il monologo.
L’evento, promosso dalla XI Comunità Montana del Lazio Castelli Romani e Prenestini, in collaborazione con il Teatro di Roma, diretto da Giorgio Albertazzi, è stato introdotto da Giuseppe De Righi, Presidente XI Comunità Montana del Lazio Castelli Romani e Prenestini, alla presenza di Franco Belleggia, Assessore alle Politiche archeologiche XI Comunità Montana che ha voluto fortemente raggiungere questo obiettivo, di Maurizio Scaparro, Direttore del Théâtre des Italiens, di Oberdan Forlenza, Presidente del Teatro di Roma, di Anna Maria Reggiani,  Soprintendente per i Beni Archeologici del Lazio, di numerosi Sindaci della comunità e di rappresentanti del Parlamento.
Alla fine del monologo un forte e prolungato applauso ha rappresentato il giusto riconoscimento a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questa “magica” serata.
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Albertazzi ha ringraziato il pubblico esprimendo la sua gioia per aver “riaperto” il teatro romano del Tuscolo. “Aprire un teatro è come aprire uno spazio di civiltà, è come aprire una nuova via di cultura e di comunicazione  fra gli uomini” ha detto, tra l’altro, l’attore, concludendo con questa frase: “...dove c’è uno spettatore, basta un tappeto ed un attore ...e nasce un teatro”.
L’anno venturo, con le Tuscolanae disputationes di Cicerone, La Compagnia Stabile del Teatro di Roma diretta da Giorgio Albertazzi “rianimerà” il teatro romano di Tuscolo in questo sito che sarà, dunque, la terza struttura archeologica fuori Roma che ospiterà spettacoli, dopo i teatri di Ostia Antica e di Villa Adriana a Tivoli.